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Ordini antichissimi, riti i cui gesti si perdono nella notte dei tempi. Fedeltà assoluta e spirito di abnegazione. Quel che ci si fa dentro non è niente di male, state tranquilli. Però è qualcosa che a voi non sarà mai dato di conoscere. Fondamentalmente è così che logge e società segrete si presentano alla comunità. Un consesso di uomini (di solito l’ingresso alle donne è vietato) che si riuniscono per migliorarsi, per discutere, per produrre idee che aiutino il mondo a progredire. Un po’ vago eh? Beh, se proprio siete curiosi di sapere quel che succede nelle riunioni a porte chiuse, se vi interessa andare al di là delle generiche notizie riportate sui siti Internet di queste organizzazioni, potete decidere di non essere più dei “profani” e chiedere di essere ammessi alla luce della conoscenza. Le logge massoniche del Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia Regolare d’Italia o la Gran Loggia d’Italia degli Alam (in questo caso qualche speranza di entrare l’avete anche se siete donne) sono pronte ad accogliervi. A patto, si fa intendere senza troppi giri di parole, che abbiate un conoscente massone disposto a presentarvi.

Una veduta dell’hotel Suvretta di St Moritz, dove si è tenuto l’ultimo incontro Bilderberg. Del circolo hanno fatto parte gli italiani John Elkann, Giulio Tremonti, Mario Monti e Franco Bernabè

GLI INCONTRI BILDERBERG
La questione diventa un po’ più difficile invece se aspirate a entrare in altri tipi di circoli. Mai sentito parlare per esempio del gruppo Bilderberg? No? Non dovete sentirvi in colpa. Sebbene si tratti di una riunione annuale che coinvolge gli uomini e le donne più potenti della terra, in pratica ha sempre avuto la copertura mediatica di una sagra di paese. Solo ultimamente la stampa ha provato a puntare i riflettori su un evento che si ripete, in via ufficiale, dal 1952, e a cui partecipano a rotazione capi di stato, re, presidenti, banchieri, industriali, giornalisti, semplici (si fa per dire) opinion maker di ogni nazionalità e ogni estrazione sociale. Tutti quanti gomito a gomito, rinchiusi nelle suite di un albergo di lusso che cambia di anno in anno. Fino a qualche tempo fa non si sapeva nulla: né dove né quando, e soprattutto chi partecipava agli incontri, quali erano i discorsi che si facevano, cosa si decideva durante le riunioni. E tuttora chi ha partecipato ai meeting del gruppo Bilderberg si ostina a dichiarare che durante quei rendez-vous non si decide niente. Sono solo delle conferenze dove non si propongono risoluzioni, non ci sono votazioni, non vengono avviate iniziative di natura politica. Insomma, niente di niente. Forse in cerca di un po’ di trasparenza, forse pressati dalle insistenti voci che gridano al complotto internazionale – voci amplificate dalla rete e dallo scambio di informazioni degli utenti ossessionati dagli X Files – il gruppo Bilderberg si è gradualmente sbottonato. E ha scelto proprio Internet (www.bilderbergmeetings.org) come piattaforma per condividere un po’ dei suoi non-segreti. Innanzitutto le location. L’ultima conferenza si è tenuta dal 9 al 12 giugno 2011 a St Moritz, in Svizzera, all’hotel Suvretta.
Quella dell’hotel come sede degli incontri è una vera e propria consuetudine. Anzi, è una tradizione, basti pensare che il circolo ha assunto il suo nome proprio a partire dal 1954, quando le personalità dell’epoca si riunirono all’interno dell’albergo Bilderberg, ad Amsterdam. Ci sono stati 59 incontri da allora, nel corso dei quali si sono alternati, solo per citare alcuni degli invitati italiani negli ultimi anni, nomi come Gianni De Michelis, Tommaso Padoa Schioppa, Paolo Scaroni, Giulio Tremonti, Gianni e Umberto Agnelli, Walter Veltroni, Marco Tronchetti Provera, Romano Prodi, Corrado Passera e Mario Draghi. Lo scorso giugno, al Suvretta, c’erano tra i 130 partecipanti John Elkann, Franco Bernabè, Mario Monti e Giulio Tremonti, insieme con gente del calibro di David Rockefeller, Marcus Agius, presidente della banca Barclays, il commissario europeo e vicepresidente della Commissione Joaquìn Almunia, accompagnato dalla collega Neelie Kroes, Peter Brabeck-Letmathe, numero uno di Nestlè, John Micklethwait, direttore dell’Economist e tanti tanti altri. In pasto all’opinione pubblica vengono dati anche i temi di cui i grandi dell’economia, della cultura e della politica internazionale avrebbero discusso: quest’anno si sarebbe parlato delle sfide per la crescita mondiale, a partire dall’innovazione e dalle dottrine del risparmio, passando per il ruolo dei Paesi emergenti e dei social network fino alle potenzialità del Medio oriente e alle aree colpite dai conflitti.
In una parola, d’attualità. Chi lo sa, forse davvero si tratta di una specie di rimpatriata tra vecchi amici che incidentalmente hanno l’onere e l’onore di tenere le briglie del mondo. Ma molti non ne sono convinti, e i complottismi si sprecano. In rete c’è chi non ha dubbi e considera il circolo Bilderberg una delle facciate pubbliche dell’organizzazione degli Illuminati, loggia nata all’inizio del XVIII secolo a Ingolstadt che secondo i complottisti si sarebbe trasformata in un’organizzazione delle famiglie più influenti del pianeta che da secoli controllerebbe le sorti dell’umanità attraverso alleanze internazionali, politiche economiche, conflitti e l’inserimento di uomini fidati all’interno di posizioni chiave nello scacchiere della civiltà occidentale.

La Tomba, la sede degli Skull and Bones a Yale, dove si riuniscono tra gli altri i due George Bush, padre e figlio, insieme con il democratico Kerry

GLI SKULL AND BONES
Un’altra società segreta che per la rete è indubitabilmente affiliata con l’organizzazione degli Illuminati è quella degli Skull and Bones, tradotto in italiano dei Teschio e ossa. Il perché è presto detto: degli Skull and Bones hanno fatto parte e fanno tuttora parte alcuni degli uomini più potenti degli Stati Uniti d’America. Sulla carta la Skull and Bones è una confraternita come ce ne sono tante nelle università americane. Certo. È con ogni probabilità la più conosciuta, la più elitaria, e le sue origini, per come vengono tramandate, tradiscono un certo senso di predestinazione. Fu fondata nel 1832 da Alphonso Taft e William Russell, due studenti che di fatto non erano stati ammessi al Phi Beta Kappa, la confraternita che andava per la maggiore all’epoca. Sì, insomma, Taft e Russell erano due sfigati messi all’angolo dai compagni più in vista dell’università. Chi vuole vedere nella loro rivalsa la capacità di aver creato una rete di potere tanto vasta da poter controllare la storia degli Stati Uniti, si accomodi pure. Ma prima bisognerebbe precisare che Yale, come Harvard del resto, è uno dei bacini accademici dove la classe dirigente del Paese ha sempre mandato i propri figli per essere formati. Gli stessi Taft e Russell appartenevano a famiglie che già all’epoca contavano qualcosa: tanto è vero che il figlio di Taft sarebbe diventato il 27esimo presidente dell’Unione, mentre Russell era imparentato con il principale commerciante di oppio a livello mondiale. Difficile pensare che certe influenze non abbiano pesato. Anche i Bush, per esempio, sono passati da Yale, ed entrambi, padre e figlio, sono entrati in contatto con i misteri degli Skull and Bones. Ma pure John Kerry, lo sfidante democratico che perse le elezioni del 2004, fa parte della congregazione. A Kerry, che non milita nel partito degli arcigni, affaristi incalliti Repubblicani, e che sfoggia il più rassicurante e aperto dei sorrisi democratici, la stampa americana ha provato a chiedere in cosa consiste l’organizzazione, che cosa si fa durante i riti e le riunioni, a che serve. Ebbene, Kerry, molto imbarazzato, ha semplicemente risposto che… è un segreto. Delle riunioni degli Skull and Bones si sa ancora meno che di quelle dei Bilderbergs. La sede si chiama la Tomba, ed è l’edificio che ospitò le prime attività della Confraternita. Pare che il nome sia anche dovuto al fatto che all’interno siano stati trafugati i cadaveri del capo indiano Geronimo e del rivulzionario Pancho Villa. Ma sembra siano soltanto illazioni. Per caso vi è venuta voglia di correre a fare un master a Yale…?

MA LOGGIA FA RIMA CON LOBBY?

Massoneria - © National Geographic Channel

L’apparato simbolico di ogni loggia che si rispetti, tratto dal documentario All’ombra della massoneria realizzato da National Geographic Channel
Immagini gentilmente concesse dal National Geographic Channel