1.500. È questo il numero di bambini che ogni giorno nascono in Italia, anche oggi. Ogni nuovo nato và ad arricchire quel grande tesoro nazionale che nel nostro paese conta oltre 10 milioni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi.
A mappare questo tesoro un’importante iniziativa di Save the Children: “L’isola dei tesori. Atlante dei minori a rischio in Italia”. Una fotografia delle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro paese. Un modo per riconoscere l’esistenza e il valore di un tesoro spesso dimenticato. Attraverso più di 70 mappe e il sito www.atlanteminori.it, l’Atlante contiene le principali informazioni sugli under 18 nel nostro Paese: dalle città più “giovani” ai nomi più diffusi, dai minori soli e a rischio sfruttamento a quelli poveri.

La mappa del Tesoro
La provincia con il maggior numero di tesori è Roma, che sfiora i 700 mila minori, seguita dalle province di Napoli (670 mila), Milano (636 mila), e, da quelle di Torino, Bari, Palermo, Brescia e Catania. Il numero totale più basso si registra in alcune province del Molise e della Sardegna. Chiude la classifica il territorio sardo dell’Ogliastra con una popolazione di appena 10 mila individui sotto i 18 anni.
Al Nord le tre province con la maggiore concentrazione di minori sono Bolzano, Trento e Vicenza, al centro sono Lazio, Prato e Latina, al sud invece Napoli, Caserta e Caltanisetta. Le province dove i tesori sono un bene raro sono Ferrara, Grosseto, Carbonia-Iglesias, mentre quelle con la maggiore incidenza di minori di origine straniera si trovano al Nord: tre in Lombardia e al Centro la piccola provincia di Prato.

Bambini, Ragazzi e Adolescenti
Poco più della metà dei minori presenti in Italia non ha compiuto 10 anni: i bambini sono oltre 5 milioni e mezzo. Quasi 3 milioni hanno un’età compresa tra i 10 e i 14, mentre gli adolescenti tra i 15 e i 17 anni sono 1 milione 774 mila.

Il Tesoro è sempre più raro
Nel 2009 il tesoro si è arricchito di 570 mila nuovi nati. Si tratta del bottino più cospicuo dal 1993, inferiore soltanto a quello raccolto nel 2008 (577 mila) e malgrado ciò incapace di integrare il monte dei decessi (588 mila). Un patrimonio assai più esiguo di quello che si registrava in Italia quarant’anni fa, quando le nuove nascite sfioravano il milione l’anno. La contrazione delle nascite è stata radicale: tra il 1970 e il 1995 il tasso di fertilità è più che dimezzato, passando da 2,43 a 1,19 figli in media per donna, solo negli ultimi quindici anni, grazie al contributo delle persone immigrate, c’è stata una lieve ripresa fino a 1,41 figli per donna.

I nomi più diffusi
Nonostante siano oltre 30 mila i nomi dati ai bambini nati del 2008, i primi trenta nomi più ricorrenti coprono complessivamente oltre il 50% di tutti quelli attribuiti ai bambini e il 42% di quelli delle bambine.
Tra i bambini nati da genitori italiani, in 6 regioni primeggiano Francesco (soprattutto nel Centro-Sud) e Alessandro (nel Centro-Nord), in 3 regioni Matteo, mentre in Campania e Sicilia prevalgono Antonio e Giuseppe. Tra le bambine il record spetta a Giulia, più frequente in ben 9 regioni, seguito a ruota da Sofia, più comune in 5 regione e nella provincia autonoma di Trento.
Considerando, invece, i nomi dei bambini, nati da genitori stranieri, il dato più interessante è la presenza massiccia di nomi italianissimi: Alessia, Giulia e Sofia per le bambine; Matteo e Alessandro per i bambini. Tra le bambine di seconda generazione, i nomi più in voga sono l’asiatico Aya, e gli arabi Malak (angelo) e Hiba (regalo). Tra i bambini Adam precede Mohammed, seguito da Rayan, Omar, Matteo, Alessandro, Cristian, Kevin e Youssef.

Il tesoro senza nome
Le stime ufficiali non conteggiano invece i minori stranieri presenti in Italia iscritti sul permesso di soggiorno dei genitori, i figli di genitori che hanno la residenza all’estero, i figli di genitori stranieri in attesa del rinnovo del permesso e degli stranieri “irregolari”. Una parte significativa del tesoro invisibile all’anagrafe è costituita inoltre da quasi 5 mila minori migranti non accompagnati – in prevalenza provenienti da Marocco, Afghanistan, Egitto, Albania - segnalati sul territorio nazionale e accolti nei centri residenziali o presso famiglie private, oltre ad un numero imprecisato di minori arrivati nel nostro paese e tuttora non individuati.

Il tesoro a rischio
La povertà minorile in Italia presenta valori tra i più alti d’Europa. Secondo l’ultima rilevazione Eurostat del 2008 un minore su quattro sarebbe a rischio povertà; peggio dell’Italia farebbero soltanto Romania e Bulgaria. A differenza delle stime europee utilizzate da Eurostat, l’Istat calcola la povertà relativa a partire dalla spesa dei media annuale per i consumi, stimata nel 2009 in 983 euro per una famiglia di 2 persone. I nuclei famigliari che non raggiungono questa soglia di consumo rientrano quindi nella categoria statistica della cosiddetta “povertà relativa”. Secondo le ultime rilevazioni, 2 milioni 657 mila famiglie vivevano lo scorso anno in condizione di povertà relativa, circa l’11% delle famiglie residenti. Dei 7 milioni 810 mila di individui poveri, 1 milione 756 mila avrebbe meno di 18 anni.
Facendo le debite proporzioni, la quota dei minori in povertà relativa (circa il 22%) è maggiore rispetto al peso dei minori sul totale della popolazione (16,9%), in altre parole, la povertà colpisce di più e con maggiore intensità i nostri tesori. La povertà minorile continua ad essere concentrata nel Sud, dove interessa il 30% delle famiglie, mentre nel nord Italia riguarda meno di 1 famiglia su 10, con valori inferiori al 5% in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Liguria. Le categorie più a rischio sono le famiglie numerose del mezzogiorno, le coppie con 2 figli (specialmente se minori) e un solo occupato in famiglia, le famiglie con un solo genitore, i lavoratori con uno stipendio basso (operai, eccetera), e le famiglie immigrate con minori.