Solo lo scorso anno, più della metà degli alunni tra gli 11 e i 17 anni (52,7%) ha subito comportamenti offensivi da parte dei coetanei, ma la percentuale sale se si considerano solo le ragazze (55,6%) e i più giovani (53,3% tra gli 11 e i 13 anni). Sono solo alcuni dei numeri, forniti dal Censis, che aiutano a definire la portata nel bullismo tra i più giovani, un fenomeno che molto spesso viene taciuto dalle stesse vittime, che hanno paura di ritorsioni nei loro confronti.

Per diffondere il concetto di “rispetto dell’altro”, evidenziare la netta differenza che passa fra scherzo, insulto, violenza verbale e umiliazione dei compagni, il ministero dell’Istruzione ha istituito la prima Giornata nazionale contro il bullismo, che cade – volutamente – in occasione del Safe Internet Day, la giornata di sensibilizzazione per un uso consapevole del Web. Sì, perché tra social network e app di messaggi, Internet diventa terreno fertile per i comportamenti offensivi (da qui il termine di cyberbullismo). “La Rete è uno strumento importantissimo di conoscenza, dobbiamo fornire ai più giovani tutti gli strumenti necessari per utilizzarla con consapevolezza”, commenta il ministro Valeria Fedeli. In occasione del Safer Internet Day rilanciamo questo impegno e promuoviamo una campagna nazionale di contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Il nostro impegno – aggiunge - non si esaurisce oggi, ma sarà sempre più strutturato. Come prevede anche il ddl per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo recentemente approvato in Senato che mi auguro venga conclusivamente approvato alla Camera e divenga quindi legge dello Stato”.

“LIKE” A CHI INSULTA. La vita sui social dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni è stata oggetto di un’indagine sull’hate speech, commissionata in occasione della Giornata contro il bullismo e affidata da Generazioni Connesse aSkuola.net e all’Università degli Studi di Firenze. Il 40% degli intervistati dichiara di trascorrere online più di 5 ore al giorno. Whatsapp si conferma il gigante degli scambi social fra gli adolescenti (80,7%), seguito da Facebook (76,8%) e Instagram (62,1%). Bufale e fake news? Il 14% degli intervistati dichiara di non controllare mai se una notizia sia vera o falsa, un comportamento – sempre secondo la ricerca - che rende le ragazze e i ragazzi “facilmente preda di titoli sensazionalistici e ‘bufale’ che possono fomentare reazioni poco ragionate e forse guidate da sentimenti di rabbia e di odio”. Tre intervistati su 10 (il 29%) hanno messo un “like” a un post che insultava o criticava aspramente un loro coetaneo; mentre uno su 10 ha commentato con insulti o criticato “aspramente” un coetaneo sui social network. Quasi 3 ragazzi su 10 (il 28%) di persona non avrebbero usato le stesse parole. Mentre se incontrassero qualcuno che insulta un coetaneo il 14% dei ragazzi non farebbe nulla pensando “non è una cosa che mi riguarda”. E se gli insulti sono rivolti a personaggi famosi? L’11% dei giovani li approva in virtù di una più generale “libertà di esprimere ciò che si pensa”. Il 13% ammette di aver insultato un personaggio famoso online.