Ignazio Marino © Getty Images

Ignazio Marino lascia: giovedì 8 ottobre, in Piazza Campidoglio, il sindaco di Roma ha presentato le proprie dimissioni, riservandosi di ritirarle entro 20 giorni, come previsto dalla legge. “Non è un'astuzia la mia”, ha precisato Marino, “è la ricerca di una verifica seria se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche”. Dopodiché ha diramato un comunicato stampa, rivolto agli stessi cittadini di Roma Capitale:

“Care romane e cari romani, ho molto riflettuto prima di assumere la mia decisione. L’ho fatto avendo come unica stella polare l’interesse della Capitale d’Italia, della mia città. Tutto il mio impegno ha suscitato una furiosa reazione. Sin dall'inizio c'è stato un lavorio rumoroso nel tentativo di sovvertire il voto democratico dei romani. In questi due anni ho impostato cambiamenti epocali, ho cambiato un sistema di governo basato sull’acquiescenza alle lobby, ai poteri anche criminali. Questo ha avuto spettatori poco attenti anche tra chi questa esperienza avrebbe dovuto sostenerla. Oggi quest'aggressione arriva al suo culmine. Ho tutta l'intenzione di battere questo attacco e sono convinto che Roma debba andare avanti nel suo cambiamento. Ma esiste un problema di condizioni politiche per compiere questo percorso. Queste condizioni oggi mi appaiono assottigliate se non assenti. Questi i motivi e il quadro in cui si inseriscono le mie dimissioni”.

GLIERRORI DI MARINO. A pesare sulla reputazione di Marino sono stati una serie di gaffe ed errori. Tra questi: le multe non pagate; la cerimonia non autorizzata del primo matrimonio gay italiano; la pedonalizzazione di Via dei Fori Imperiali che ha congestionato il traffico di Roma; l’inchiesta Mafia Capitale; il viaggio “da imbucato” in America; i funerali di Casamonica; l’accusa di peculato per un presunto utilizzo spregiudicato della carta di credito del Campidoglio. Le dimissioni di Marino gettano però nel caos la Capitale che deve affrontare, nell’immediato, l’organizzazione del Giubileo e, in prospettiva, la candidatura di Roma come città ospitante dell’Olimpiade 2024.

Mi dimetto. Dal lavoro fatto in questi anni passa il futuro di Roma. Una città che abbiamo liberato dal malaffare e dalla corruzione.

Posted by Ignazio Marino on Giovedì 8 ottobre 2015

LE RAGIONI DELLE DIMISSIONI. Stando a quanto ricostruito dalla stampa, sarebbero state proprio le mancate condizioni politiche a spingere Marino alle dimissioni. Matteo Renzi e Matteo Orfini – rispettivamente segretario (nonché premier) e presidente del Partito democratico – non avrebbero lasciato molto margine d’azione all’ex sindaco: o si dimetteva lui, oppure quasi l’intera giunta. Altrimenti c’era anche la possibilità di dimissioni di massa dell’Assemblea capitolina. Dal canto suo, Marino poteva ormai contare solo su pochi fedelissimi visto che ben 10 assessori su 12 erano pronti alle dimissioni. Da qui la scelta obbligata del sindaco che se ne sarebbe andato minacciando il Partito: “Farò tutti i nomi. Ho tutto scritto nei miei quaderni, ho anche degli sms di dirigenti nazionali del Pd”. In cantiere ci sarebbe anche un libro denuncia, a cura dell’ex capo segreteria Mattia Stella. “Lui ha cercato di resistere, ha solo provato a capire se c’erano le condizioni politiche per andare avanti”, commenta al Corriere della Sera l’assessore Sabella, “ma queste non c’erano e alla fine ne ha preso atto. Io non ho dovuto convincere nessuno. Capisco che far passare Marino per fesso è diventato uno sport nazionale, ma le assicuro che non lo è per niente”.