Antonio Maccanico

Esistono molti modi – la maggior parte polverosi – per ricordare uno statista. Quello scelto dall’Associazione Civita per rendere omaggio alla memoria di Antonio Maccanico, di cui ricorrono i primi tre anni dalla scomparsa, è stato un convegno sulla materia di cui l’ex ministro e segretario della presidenza della Repubblica è stato luminare, ossia la Costituzione. Un argomento di grande attualità, visto l’appuntamento di ottobre in cui gli italiani dovranno decidere se approvarne la riforma approvata in Parlamento. Il futuro costituzionale dell’Italia. Un incontro in ricordo di Antonio Maccanico era il titolo dell’incontro tenutosi all’Auditorium dell’Ara Pacis a Roma ai primi di giugno. La commemorazione dello statista si è trasformata così in un evento politico, con tanto di detrattori che temevano una strumentalizzazione del pensiero di Maccanico a favore del voto autunnale.

«L’idea di questo format – perché così mi piace definire il nostro convegno – è nata il 20 ottobre scorso e all’epoca non avremmo mai potuto immaginare quanto il tema sarebbe poi diventato caldo», chiarisce il figlio di Maccanico, Nicola, vicepresidente di Civita nonché Managing Director Theatrical & Strategic Marketing di Warner Bros. Italia. «Vogliamo dare vita a un dibattito che guardi al futuro, senza conservatorismi. Anche perché se c’è una cosa che mio padre amava, erano proprio i dibattiti». Si sono confrontati sull’argomento, moderati dal giornalista Stefano Folli, il giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese (presidente del Centro di ricerca Guido Dorso), il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e il ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini. Tutti hanno sottolineato la necessità di ripensare la nostra Carta. «Maccanico era convinto che la si potesse e si dovesse riformare: non è un testo immutabile», spiega Cassese. «In particolare era favorevole a un sistema di stabilizzazione dei governi. Da qui, l’importanza di sostituire gli attuali impedimenti, che rendono inefficiente l’azione pubblica, con dei contrappesi politici, la cui funzione è di controllo». Dal canto suo, il ministro Boschi si definisce «fiduciosa» sull’esito del referendum, anche se ammette che «questa riforma, come tutte, ha i suoi elementi di imperfezione, ma ha raggiunto l’obiettivo di trovare il più ampio consenso possibile. Inoltre ci permetterà di avere un sistema più efficiente, introducendo anche il voto a data certa. E questo consentirà una legislatura più decisionista».

Articolo aggiornato il 21 giugno, alle ore 15.56