© Simona Balint

Entra in vigore da domani la riforma del diritto di famiglia contenuta nel decreto legislativo 154 approvato dal Capo della Stato a fine dicembre. Quattro le principali novità. La prima riguarda l’equiparazione tra i figli naturali e legittimi e, di conseguenza, l’eliminazione della facoltà di commutazione, in forza della quale i figli legittimi potevano escludere quelli naturali dall’eredità. Inoltre, viene riscritto l’articolo 317-bis del Codice civile: i nonni, inquadrati come “ascendenti”, ottengono importanza giuridica e viene riconosciuto il loro diritto a frequentare significativamente i nipoti. In caso contrario, possono ricorrere al giudice del comune di residenza del minore.
Grandi cambiamenti anche per i genitori, a cui adesso viene riconosciuta la “responsabilità genitoriale”, anziché la “patria potestà”. Questo vuol dire che i genitori sono titolari non solo di alcuni diritti verso i proprio figli, ma anche di doveri, come per esempio quello di occuparsi dei figli anche se maggiorenni, fintanto che questi non abbiano raggiunto un’indipendenza economica. Più criticata invece la scelta di inserire nel Codice il concetto di “residenza abituale del minore” che, secondo alcuni, creerebbe dei distinguo tra due genitori separati favorendo, tendenzialmente, la madre.
Tra le altre novità, anche la possibilità per un minore di essere ascoltato dal giudice e l’obbligo, per quest’ultimo, di cercare tutti gli aiuti possibili per far rimanere il minore nella propria famiglia, anche a fronte di una difficile situazione economica.