Fuga di cervelli © Sinistra Ecologia Libertà (1)

Fuga di cervelli dall’Italia, non una novità. Ma i dati appena resi noti dall’European Research Council (Erc) rendono più chiari i numeri dell’esodo. Innanzitutto una premessa: negli anni della crisi l’organismo dell’Unione europea dedicato al supporto della ricerca ha aumentato il proprio bilancio passando da 300 milioni di euro nel 2007 a un miliardo e 700 milioni di oggi; “l’opposto della scelta fatta dai vari governi italiani convinti che più i soldi scarseggiavano più andavano tagliate le spese per la cultura, i laboratori, le intelligenze”, scrive Gian Antonio Stella in un articolo del Corriere della Sera .
Buona parte di questi fondi vengono concessi attraverso ricche borse di studio, i cosiddetti starting grants, per finanziare progetti da portare a termine all’interno dell’Unione europea e di altri Paesi selezionati. In base ai dati appena resi noti dall’Erc, sono stati 287 i vincitori delle borse di studio (su un totale di 3.329); di questi solo 8 hanno scelto l’Italia come sede della propria ricerche; il che vuol dire non solo che meno finanziamenti europei verranno utilizzati nel nostro Paese, ma anche che ben 10 italiani vincitori su 17 hanno deciso di portare idee e soldi all’estero.

Starting grants 2013 - European Research Council
L’European Research Council, come spiega su lavoce.info l’economista dell’Università di Napoli Federico II, Tullio Jappelli, amministra i cosiddetti starting grants per giovani studiosi con non più di sette anni dal conseguimento del PhD e i senior grants per ricercatori più anziani. Si tratta di un fondo di ricerca consistente (circa un milione di euro per quattro anni).Il finanziamento è legato a un particolare ricercatore, che può decidere dove utilizzarlo anche spostandosi da una istituzione a un’altra nel corso dei quattro anni. La sede di ricerca rappresenta quindi un indicatore dell’attrattività di un paese e delle sue istituzioni di ricerca.