Matteo Renzi © Palazzo Chigi

Renzi non si arrende alle critiche dell’Unione Europea, e prosegue a modo suo sulla strada della riforma fiscale: il 16 dicembre, data in cui si pagherà la seconda rata della Tasi, sarà per il Presidente del Consiglio «il giorno del funerale per le tasse sulla casa».

CRITICHE DALL’UE. Non ci sono elementi per il confronto con Bruxelles, dunque; il Governo sembra deciso a non farsi intimidire dalle critiche dell’Ue nei confronti della decisione di eliminare le imposte sull’abitazione. Il Consiglio europeo, infatti, auspicava per soluzioni alternative alla pesantissima pressione fiscale italiana, e suggeriva una maggiore tassazione proprio di immobili e consumi per sgravare lavoro e capitali.

LA REPLICA DI RENZI. Matteo Renzi non sembra tuttavia disponibile ad accettare lezioni. Rivendicando la piena autonomia decisionale italiana nel processo delle riforme, il Presidente del Consiglio ha osservato quanto l’Unione Europea si sia dimostrata attenta nel giudicare in materia fiscale,mentre mantiene una certa latitanza nell’affrontare l’urgente questione dell’immigrazione. Ancora una volta, il Governo sottolinea come l’Italia risulti fondamentale pilastro per l’Europa e per il mantenimento degli ideali che sorreggono l’Unione, specie e non solo per il modo in cui è stata affrontata la questione dell’accoglienza dei profughi.

LAVORI IN CORSO. Si prosegue, dunque, con le riforme, forti anche dei dati positivi sull’occupazione e sul Pil. Piccoli segnali, che il Governo interpreta come passi verso la ripresa italiana. Non è dunque il momento per fermare il processo di riordino in corso: essenziale è, per il Premier, il superamento delle polemiche (quelle dei Sindacati e di Confindustria, in particolare) e delle critiche. Intanto, restano aperti i giochi rispetto ad un’altra riforma, quella costituzionale: sembrano essere state chiuse in maniera definitiva le trattative con Forza Italia. L’Italicum resta così com’è, dunque, e il Governo non vuole cedere alle richieste degli azzurri, non disposti a indietreggiare sui premi alla coalizione.