Matteo Renzi a Che tempo che fa dell'11 ottobre 2015. Qui sotto il video della puntata.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha scelto Raitre e Che tempo che fa per annunciare un’inversione di rotta sul tema pensioni: verrà infatti rimandata al 2016 (e quindi esclusa dalla legge di stabilità) la riforma delle pensioni in materia di flessibilità in uscita. Secondo il premier, i numeri non sono limpidi e richiedono maggiori riflessioni; decisamente più chiara è invece la situazione delle Università, e Renzi ha in mente nuove soluzioni per contenere la fuga di cervelli e ridare prestigio agli atenei italiani.

FONDI ALLA RICERCA. Il 23 ottobre si terrà a Udine una due giorni nella quale il Partito Democratico discuterà la questione università, con un occhio di riguardo per il tema della ricerca: è durante il meeting che verrà elaborata una proposta di legge, che dovrebbe entrare a far parte del pacchetto stabilità, mirante a convogliare risorse verso i ricercatori universitari. Secondo Francesca Puglisi, responsabile scuola e università per il Pd , lo scopo non è solo quello di tutelare i ricercatori già al lavoro, ma di attirarne di nuovi, e di portare la ricerca italiana ai livelli di quella degli altri Paesi europei, rispetto ai quali risulta decisamente sottodimensionata. Allo scopo di assumere nuovi ricercatori, il Pd ha chiesto 350 milioni di euro dei 600 che verranno impiegati per riformare la scuola.

CONCORSO PER RICERCATORI. Il tavolo di lavoro a Palazzo Chigi che sta elaborando un progetto in grado di attirare verso le università del nostro Paese 500 professori per sovvenzionarne i progetti di ricerca attraverso un concorso nazionale. Con guadagno per entrambi i fronti: i ricercatori potrebbero ottenere un lavoro finanziato, come ora spesso non accade; ma dovrebbero svilupparlo negli atenei italiani, che dunque tornerebbero a diventare mete ambite per gli studiosi (anche stranieri). L’intervento del Governo sulla ricerca nelle università procederebbe con una seconda riforma, che punta al riordino dei numerosi contratti precari attraverso cui vengono assunte le figure pre-ruolo, quelle che si trovano a lavorare nella “terra di mezzo” tra dottorato e docenza. La semplificazione convoglierà le varie tipologie di precari in un’unica figura a tutele crescenti; una sorta di Jobs Act su misura per gli universitari.

RIFORMARE L’ISTRUZIONE. Gli interventi a favore dei ricercatori fanno parte di quella serie di riformemirate che il Governo sta mettendo a punto nell’ottica della riforma dell’istruzione, cominciata con la contestatissima Buona Scuola. Ulteriori elemento di discussione sarà il diritto allo studio, da sempre punto debole del sistema universitario italiano: si stima infatti che, a causa della nuova Isee, oltre il 30 per cento degli studenti aventi diritto perderà quest’anno la borsa di studio. È aperta inoltre la questione dell’autonomia di budget per le università, che potrebbero quindi sottrarsi dal comparto pubblica amministrazione e amministrarsi in modo indipendente, con il vincolo del pareggio di bilancio.