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«I Mille giorni sono l'ultima chance per recuperare il tempo perduto»: Non usa mezzi termini Matteo Renzi alle Camere per presentare il programma dei prossimi tre anni di governo sulle riforme.

Crescita e condivisione i due concetti pià usati, mentre è «grottesco» secondo il premier dire che i mille giorni sono una «dilazione» del programma di governo: fisco più semplice e meno caro, nuovo diritto del lavoro, legge sui diritti civili e riforma della Rai alcuni degli obiettivi da realizzare.

«Al termine di questo percorso riusciremo non soltanto a capovolgere la storia di questa legislatura ma a rimettere in pista l'Italia», la promessa dell'ex sindaco di Firenze atteso oggi dalla segreteria del Pd e deciso ad arrivare in sella fino a febbraio 2018 prima di tornare a votare con una nuova legge elettorale: «Sull'Italicum siamo pronti ad ascoltare, ma alcuni punti sono immodificabili», assicura il presidente del Consiglio, «qualcuno potrà sostenere che andare a votare sarebbe meglio: rispettiamo la presa di posizione e dal punto di vista utilitaristico magari sarebbe una buona idea ma noi pensiamo che prima delle esigenze di un partito venga l'interesse del Paese».

Poi le parole dopo i dati Ocse sulla recessione: «Oggi siamo in momento in cui l'eurozona è ferma, l'Italia ha interrotto la caduta ma non basta, non è sufficiente», ricorda il premier, «i numeri non sono più devastanti ma chi si accontentasse di interrompere la caduta dovrebbe farsi vedere. Noi dobbiamo ripartire e tornare a crescere partendo dagli occupati perché l'incremento di 83 mila registrato in un anno a giugno è insufficiente. O le riforme si fanno tutte insieme o non si porta a casa il percorso di cambiamento: il "benaltrismo" come filosofia politica ignora il dato di fatto che o le riforme si fanno insieme o non si esce con il passo della tartaruga da 20 anni di stagnazione».