Il referendum abrogativo che interrogava i cittadini sulla questione delle trivellazioni nei mari italiani si è risolto in un nulla di fatto: tra il sì e il no, ha vinto l’astensione, suggerita anche da alcune forze politiche, prima fra tutte la parte "renziana" del Partito Democratico.

ASTENSIONE. È stato proprio il presidente del Consiglio Matteo Renzi ad esprimere la maggiore soddisfazione per il risultato-non risultato di questo referendum: il discorso del premier ha voluto dare un taglio alle polemiche che erano seguite al suo invito a boicottare il voto. «Ha vinto chi lavora nelle piattaforme, brindo a loro», ha affermato Renzi; non è mancato un attacco agli oppositori, anche interni al Pd, che hanno spinto per il sì: «Il messaggio di questo referendum è che non paga essere demagogici, la vecchia politicaha perso».

LA MAGGIORANZA VOTA SÌ. Un sì che, comunque siano andate le cose, sembra aver convinto i pochi elettori (pari a 16 milioni di italiani) presentatisi alle urne domenica 17 aprile. Solo il 32% degli aventi diritto ha votato; le prime rilevazioni delle ore 12 e delle ore 19 davano già per persa la battaglia del referendum, ma gli scrutini hanno evidenziato un plebiscito a favore dell’abrogazione: ben l’85,7% dei voti era un sì; il no si è fermato al 14,2%. L’unica Regione ad aver raggiunto il quorum è la Basilicata; i risultati migliori, comunque, si registrano nelle località interessate dalle trivellazioni: nella Regione Puglia, il cui presidente Emiliano era fra i promotori dell’interrogazione referendaria (diventando per questo “bersaglio” delle critiche post votazione di Renzi), non è stato raggiunto il quorum.