Sarà in grado di aiutare in casa o nelle corsie degli ospedali: si chiama R1-your personal humanoid ed è un robot umanoide nato grazie al lavoro dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, in collaborazione con alcuni investitori privati. Ed entro il 2017 potrebbe essere commercializzato su larga scala.

IL ROBOT. Il robot è stato progettato interamente in Italia; è fatto di plastica bianca, fibra di carbonio e metallo, pesa una cinquantina di chili ed è alto 125 centimetri, ma è in grado di allungarsi fino a raggiungere una statura di 140. R1 è lo sviluppo di iCub, il robottino con il volto di bambino sviluppato a fini di ricerca; dotato di ruoto e di un “viso” reso espressivo da occhi e bocca stilizzati, sarà dotato di un’intelligenza artificiale che si basa sullo studio delle interazioni umane, che si è avvalso anche della collaborazione con alcuni psicologi. A caratterizzare R1 rispetto agli altri androidi, infatti, è lo sviluppo congiunto di hardware e software, che lo rende decisamente “umano”. R1 è stato realizzato da una squadra di 22 scienziati guidati da Giorgio Metta, insieme a un gruppo di designer ed esperti di entertainment; è stato progettato per diventare un robot a basso costo e ampia diffusione; in particolare, l’uso previsto riguarda le strutture di ricovero per anziani, gli ospedali, i posti di lavoro – ma anche le case private. Con un occhio aperto verso il futuro: presto queste macchine potranno aumentare la propria performatività lavorando in cloud; è previsto anche lo sviluppo di un nuovo “guscio” di materiali biodegradabili, per garantirne la sostenibilità ambientale.

PRODUZIONE SU LARGA SCALA. Alla base, però, resta un unico obiettivo: quello di rendere R1 una macchina utilizzabile nella vita di tutti i giorni, come ha ribadito il direttore scientifico dell’Iit Roberto Cingolani. Secondo il vicedirettore Giorgio Metta, papà di iCub e di R1, «le prospettive commerciali sono immense. Questo è un mercato "blue ocean", tutto da sviluppare. R1 costerà alcune decine di migliaia di euro per poi scendere progressivamente di prezzo. Nel frattempo avrà tutte quelle applicazioni utili per il supporto domestico». Per raggiungere la massima diffusione e, soprattutto, per riuscire a contenere il costo, è però necessario uno sviluppo congiunto che coinvolga le aziende private: solo collaborando con i produttori, infatti, sarà possibile far evolvere R1 perché i suoi componenti diventino riproducibili su larga scala, e per dare così un adeguato futuro a questi nuovi sviluppi dell’internet delle cose.