Graziano Delrio © Getty Images

Il ddl che riforma le Province porta il nome di Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Renzi

Per eliminarle ufficialmente servirà un’apposita modifica alla Costituzione, ma il primo passo verso la riforma dello Stato e la cancellazione delle Province è arrivata ieri, attraverso l’approvazione da parte del Senato del ddl Delrio, che ora tornerà alla Camera per essere convertito in legge. Non potendo eliminare le Province, senza una modifica costituzionale, il provvedimento si limita a “svuotarle” di competenze; vengono trasferite a Regioni e Comuni, a eccezione dell'edilizia scolastica, della pianificazione dei trasporti e della tutela dell'ambiente.
L’obiettivo è una riduzione dei costi: il ddl prevede un criterio di gratuità per l'esercizio delle funzioni di presidente e dei consiglieri provinciali, i consigli saranno composti, infatti, dai sindaci, che percepiranno solo le indennità da primo cittadino. I presidenti di provincia non saranno più eletti dai cittadini, ma indicati all'interno di un'assemblea formata dai sindaci dei Comuni del territorio di riferimento. Il personale, invece, continuerà a lavorare negli organi territoriali di riferimento dell'attività svolta, mantenendo retribuzione e anzianità di servizio.
Il ddl prevede la nascita di 15 nuove aree territoriali – le città metropolitane – che dal primo gennaio 2015 andranno a sostituire le Province; qui confluirà poi il personale delle amministrazioni provinciali. Fino ad allora gli enti provinciali saranno retti da commissari in quanto non si voterà per le rielezioni dei 52 organi in scadenza nel 2014.