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Nell’ultimo decennio la prospettiva da cui le imprese guardano all’impiego della proprietà intellettuale è andata mutando in modo costante e progressivo nel nostro Paese, come pure in molte altre aree geografiche del globo, soprattutto in quelle più di recente connotate da un forte sviluppo industriale. La sensibilità verso la creazione e l’innovazione, l’acquisizione di un maggiore know-how produttivo, l’acquisto e lo scambio di licenze nel settore dei marchi e dei brevetti (ma non solo in questo), una più completa ed esauriente regolamentazione e implementazione degli accordi di licensing, hanno colorato il termine “proprietà intellettuale” di una luce positiva, che per le imprese equivale oggi a incremento del valore e della qualità dei loro prodotti e servizi, superando così la iniziale diffidenza verso una lettura della parola quale pratica monopolistica limitativa della concorrenza. La proprietà intellettuale è anzi diventata il motore della crescita delle aziende e favorisce – piuttosto che frustrare – la concorrenza, conferendo punti di riferimento certi a chi sviluppa innovazione e a chi se ne avvale. Essa consente di realizzare risparmi nell’impiego di materiali, di ridurre il costo del lavoro e l’intensità del suo impiego, di realizzare prodotti e servizi più affidabili e di qualità superiore, di diminuire l’inquinamento e di rendere più durevoli ed efficienti gli strumenti e i prodotti offerti al mercato, con maggiore redditività. Nella vita delle imprese le tipologie di merci e servizi che necessitano di protezione nei contenuti oggetto di proprietà intellettuale sono molteplici. Si pensi alla tutela di un marchio che connota ed identifica l’impresa; a quella dei brevetti che essa possiede; alla tutela delle produzioni alimentari e vinicole rientranti fra le indicazioni geografiche; ai disegni industriali; alla difesa delle informazioni segrete; alla topografia dei prodotti a semiconduttori. In tema di marchi, è stata – per esempio – dichiarata la contraffazione del marchio “Winx” in una fattispecie di cessazione del contratto di licenza, così come ha statuito il Tribunale di Milano nella pronuncia del 7 luglio 2011. Sul medesimo argomento, quello dei segni distintivi, il Tribunale di Roma ha attribuito tutela quale “marchio forte” al segno Tim apposto sui telefoni cellulari, contro chi abbia usato lo stesso acronimo su telefoni mobili da sé posti in commercio, senza il consenso del titolare del marchio. Circa la tutela dell’industrial design, la casistica giurisprudenziale italiana ha indicato come, a seguito delle modifiche introdotte con l’art. 33 del D. Lgsl. n. 30 del 10 febbraio 2005, il mutamento del requisito dello “speciale ornamento” previsto per modelli e disegni, con quello del “carattere individuale”, sia stato ampliato il novero delle forme tutelabili degli oggetti, in modo da comprendervi tutte quelle che presentino una originalità estetica capace di orientare le scelte di acquisto dell’utente. Certamente in grado di determinare tali scelte è il tartan Burberry, oggetto di contraffazione deciso con giudizio favorevole al produttore dal Tribunale di Firenze in una sentenza del 14 giugno 2010. Anche sulla tutela delle indicazioni geografiche e delle sue declinazioni Dop e Igp, vi è una interessante giurisprudenza dei tribunali dell’Unione europea. Le Corti comunitarie sono giunte all’analisi di numerosi casi che riguardano prodotti tipici del nostro Paese. Fra questi ricordiamo il caso che ha vista opposta la Commissione Ue alla Repubblica Federale di Germania nel caso dell’uso “Parmesan” utilizzato per indicare formaggi similari al Dop Parmigiano Reggiano. Analoghe controversie sono state decise a favore della tutela dei nostri prodotti tipici nelle azioni che hanno coinvolto il nostro Stato relativamente alla protezione Dop concessa al “Grana Padano” contro la denominazione “Grana Biraghi” e nel caso “Cambozola” evocativo del Dop italiano “Gorgonzola”. La sentenza più importante di cui si è discusso recentemente è una pronuncia della Corte d’Appello di Torino del 2 febbraio 2011, che ha riformato la pronuncia di primo grado. Nella specie, si trattava di valutare l’interferenza - per il consumatore italiano - della Igp “Birra bavarese” con il marchio “Bavaria” dell’omonima casa produttrice olandese di birra. Il dato è interessante se si considera che la pronuncia di primo grado, inibendo alla Bavaria l’utilizzo in Italia del proprio marchio, aveva di fatto bloccato totalmente l’intera attività di produzione e vendita dell’azienda. Non sussistono dubbi, quindi, che la proprietà intellettuale sia un asset importante delle imprese che consente loro di crescere e di nuovamente competere, in quanto all’innovazione di un prodotto consegue, nella prevalenza dei casi, una spinta da parte del mercato ad attuarne ulteriori miglioramenti, sostenuti dalle attività di ricerca e sviluppo, oltre che da iniziative di marketing e pubblicitarie, in un ciclo virtuoso che conduce a realizzare prodotti di sempre maggiore qualità, disponibili per i consumatori a prezzi inferiori.

LUCIANO DAFFARRA

Socio fondatore dello studio legale Daffarra, d’Addio & Partners, dal 1994 al 2006 è stato segretario generale della Federazione contro la pirateria audiovisiva. È stato membro del Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e fa parte del cda della Camera di commercio americana in Italia. È inoltre vicepresidente della Licensing executives society.