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Un processo iniziato negli anni '70 e trascinatosi fino a oggi. Quasi 6 mila parti offese e circa 3 mila persone morte per l’inalazione di polveri di amianto. Un unico indagato: il milionario svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di disastro ambientale dolosopermanente e omissione di misure antinfortunistiche. E, infine, la sentenza shock: il processo cade in prescrizione.

È questo il triste epilogo del caso Eternit: il presidente della prima sezione penale della corte di Cassazione Arturo Cortese ha accolto la richiesta del procuratore generale Francesco Iacovello, annullando senza rinvio la condanna di 18 anni in secondo grado per il magnate svizzero. Il reato sarebbe infatti caduto in prescrizione. Non ci sarà quindi nessuna pena e, con essa, sfumano anche i risarcimenti dovuti alle famiglie delle vittime e alle comunità locali.

LA BEFFA. Non solo. La prima sezione penale della Cassazione ha anche condannato al pagamento delle spese legali l’Inps e l’Inail, che avevano fatto ricorso per non essere state coinvolte come parti civili nel processo Eternit. La cifra da versare non è ancora stata resa nota.

E se Schmidheiny festeggia la vittoria dichiarando «ora basta a processi ingiustificati», le famiglie delle vittime non ci stanno e scendo in piazza urlando «vergogna!» mentre il sindaco di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, ha proclamato il lutto cittadino.

LA SPERANZA. Più combattivo il magistrato Raffaele Guariniello, a cui si deve la condanna in primo grado e in appello di Stephan Schmidheiny: «Questo non è il momento della delusione, ma della ripresa. Noi non demordiamo. Il reato evidentemente è stato commesso, ed è stato commesso con dolo. Abbiamo quindi spazio per proseguire il nostro procedimento, che abbiamo aperto mesi fa, in cui ipotizziamo l’omicidio».

Per poi sottolineare: «Ci lascia sgomenti l’idea che vengano considerati prescritti reati legati a fatti che ancora oggi continuano a mietere vittime». Com’è noto, infatti, il caso Eternit, legato alle inalazioni di polveri d’amianto respirate dai lavoratori dello stabilimento dal 1966 al 1986, è oggetto di altre tre inchieste ancora aperte a Torino, una delle quali muove per l’appunto l’accusa di omicidio.

SI CONTINUA A MORIRE. «Questa decisione formale della Cassazione non risolve alcun problema perché le persone continueranno a morire di amianto», spiega l’avvocato Sergio Bonetto che rappresenta 400 familiari delle vittime. «Comunque, ci sono altri processi in corso e questa sera la Cassazione ha in sostanza detto che il maxi processo doveva svolgersi con l’accusa di omicidio, e dunque tenderei a non escludere che il procedimento aperto con questa imputazione possa avere un esito migliore».

CAMBIARE LE REGOLE. Sul caso è infine intervenuto anche il premier Matteo Renzi che, intervistato da Rtl, ha commentato: «Da cittadino mi colpiscono le interviste ai familiari e mi fanno venire anche un po' di brividi. Perché mostrano un'abilità straordinaria perché credono nella giustizia più di quanto ci creda talvolta un servitore dello Stato e continuano a combattere non perché le morti siano consolate - sono inconsolabili - ma per l'idea di attaccarsi fortemente alla giustizia come etica di un Paese. E' un dolore e una bellezza senza fine».

Interpellato sulla prescrizione, risponde: «se il caso Eternit e è un reato ma prescritto, vuol dire che bisogna cambiare le regole del gioco sulla prescrizione».