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#Prioritalia: i nove principi della buona politica

#Prioritalia: i nove principi della buona politica Torna a #Prioritalia, la buona politica è il vero scudo anti spread
Giovedì, 02 Agosto 2012

Informazione. Informare l’opinione pubblica e gli stakeholder in modo chiaro, preciso e aperto. Illustrare la propria attività di governo, prima che sui media, direttamente al gruppo sociale interessato, con approfondimenti che non lascino più spazio a slogan e a generalizzazioni di comodo.

Legalità. Rispettare la legge e soprattutto contrastare fenomeni di malaffare anche se interni al proprio staff, e ai propri sostenitori. La criminalità organizzata ha proliferato non solo dove i politici l’hanno assecondata, ma anche dove la politica non l’ha contrastata. Un silenzio assenso oggi non più tollerabile.

Trasparenza. Promuovere un’etica della trasparenza e veridicità. Saper fare delle scelte progettuali assumendosi chiaramente la responsabilità degli effetti sulla comunità e indicando apertamente eventuali conflitti di interessi.

Inclusione. Ridurre il potere di azione della politica come sistema esclusivo di nomine e strategie partitiche. Vivere la rappresentanza politica della comunità come momento di integrazione e di accesso e ascolto continuo.

Innovazione sociale. Adeguare le scelte del buon governare secondo i bisogni di una società che cambia e si rinnova costantemente. Elaborare e sostenere le istanze del mondo produttivo, in una sinergia non conflittuale ma di interscambio e di responsabilità condivisa, sul piano sociale e della sostenibilità economica e ambientale.

Competenza. Condividere le competenze per un rapporto costruttivo con la classe politica. Dirigenza, comunità della conoscenza e decisore pubblico devono parlare la stessa lingua, quella del merito, stabilire basi comuni per comprendersi, riconoscere e condividere esperienze e best practice.

Attuazione (cultura del fare rapidamente). Decidere, programmare e realizzare in tempi rapidi, con procedure e sistemi decisionali agili. Ridurre drasticamente i tempi di attesa e semplificare i processi decisionali (burocrazia). Occorre una cultura della responsività diffusa.

Condivisione (tra pubblico e privato). Condividere le esperienze per una nuova partnership pubblico-privata dove si collabora per un fine comune. Superare ogni forma di contrapposizione, favorendo spazi di incontro sistematici. Armonizzare la dirigenza pubblica con quella privata, promuovendo il transito dei soggetti da una sfera all’altra.

Visione. Il fotogramma del futuro desiderato. Il punto condiviso su cui concentrare le energie, assumendosi responsabilmente l’onere di portarlo avanti nel rispetto del sistema di valori comuni.

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