«La fertilità è una questione di stile»: è lo slogan del primo Fertily Day, indetto il 22 settembre dal ministero della Salute per sensibilizzare gli italiani su come stili di vita poco salutari possano influenzare la possibilità di avere figli. «Il primo Fertility Day si celebra il 22 settembre 2016 per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione», si legge in una nota del Ministero. «La sua istituzione è prevista dal Piano nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi: il pericolo della denatalità nel nostro Paese; la bellezza della maternità e paternità; il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori; l’aiuto della medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini». Un’attenzione particolare è riservata all’infertilità maschile: in caso di tumore, il suggerimento dato è quello di congelare i propri spermatozoi per poterli poi utilizzare a chemioterapia conclusa.

LA POLEMICA. La polemica però infuria sui social e sulle pagine dei quotidiani. Il Fertility Day è stato infatti interpretato come un invito, da parte del governo, a fare figli se non addirittura come un’offesa nei riguardi di chi non riesce o non può averne. «È un insulto a tutti. Insulto a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro», commenta su Twitter Roberto Saviano. In molti inoltre hanno sottolineato il falso buonismo del Fertility Day visto che in Italia la maternità non è tutelata da finanziamenti o incentivi statali. «Per promuovere la natalità servono politiche strutturali serie, non show di piazza. Forse sarebbe meglio che il governo pensasse alla disoccupazione e al precariato delle giovani coppie, per dare loro una vera opportunità di avere figli», commenta la deputata di Sinistra italiana Marisa Nicchi. Messe all’indice anche le immagini della campagna che mostrano una donna con una clessidra in mano.

LA REPLICA DEL MINISTERO. Interpellata sul polverone mediatico sollevato dalla campagna, il ministro Beatrice Lorenzin spiega: «Mi scusi, ma c’è scritto da qualche parte “Devi fare un bambino” o “devi partorire”? Distinguiamo l’aspetto sociologico da quello sanitario. Noi vogliamo informare le persone, a tutto campo, anche sulle malattie sessualmente trasmissibili: con la campagna e con il lavoro nelle scuole, nelle farmacie, nelle Università, dai medici». Per poi aggiungere: «A chi polemizza dicendo che dovremmo occuparci di rendere accessibile la procreazione per le coppie sterili, faccio presente che ho inserito la fecondazione assistita tra i servizi gratuiti, così come gli screening. Il 22 facciamo il Fertility Day e parleremo di sesso sicuro, di malattie, e anche di come fare se non si riesce ad avere figli».