Pmi innovative: l'80% rivedrà la struttura organizzativa

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Le pmi innovative italiane registrano un impatto negativo a breve termine sui risultati di business causato dalla pandemia e circa il 90% ha già messo a punto un piano strutturato per garantire la continuità operativa nei prossimi mesi. L’organizzazione interna è in assoluto la maggiore criticità da gestire e anche l’area in cui si dovranno concentrare i maggiori investimenti, oltre all’area Information Technology. Circa l’80% delle società ha infatti intenzione di rivedere la struttura organizzativa per supportare la strategia a medio e lungo termine sulla base dell’attuale scenario. È quanto emerge dalla survey “HR Best Practice & Tax Incentive – Pmi Innovative” di Willis Towers Watson.

Le principali azioni a livello organizzativo che verranno o sono già state messe in atto sono due: l’incremento della forza lavoro (39%) e la creazione di nuovi ruoli sulla base delle competenze richieste dal mercato (42%). Oltre all’organizzazione, leadership e qualità del management rappresentano altri elementi prioritari nella gestione delle risorse umane.
Alla luce del nuovo contesto economico, le nuove esigenze formative, ovvero i gap di competenze identificati dalle pmi, sono da registrarsi nel marketing digitale (44%), nell’agile development (39%) e nella cybersecurity (33%). Mentre le soft skill più critiche attualmente sono rappresentate dalla leadership e dal people management (61%).

In termini di fidelizzazione dei dipendenti il livello delle pmi è molto alto: il 78% delle società dichiara infatti che il periodo medio di permanenza dei dipendenti in azienda è superiore ai tre anni, mentre solo il 22% afferma che tale periodo varia tra uno e tre anni. Mentre si riscontrano maggiori difficoltà in fase di attraction, ovvero selezione dei talenti, in particolar modo per i ruoli di software developer / full stack (56%) seguiti dai sales manager (22%).
La crescita e lo sviluppo dei dipendenti sono realizzati per lo più con l’apprendimento sul campo e attraverso corsi specifici prestabiliti. Ben il 67% delle pmi dispone di un programma strutturato di onboarding per i neo assunti, mentre interessante è rilevare che meno della metà, il 44%, disponga di un percorso di crescita strutturato. Sistemi di incentivazione di breve e di lungo termine sono abbastanza diffusi (61% e 56% rispettivamente), questi ultimi prevalentemente di tipo azionario. Gli strumenti di work for equity sono attualmente poco diffusi (28%) ed offerti principalmente ad amministratori e dipendenti, meno invece a collaboratori esterni. Si riscontra comunque un certo interesse nei confronti di questi strumenti, dal momento che circa il 30% delle società afferma che li introdurrà nei prossimi mesi.
Gli aumenti di capitali effettuati, anche alla luce delle agevolazioni introdotte dal DL Rilancio, sono ancora limitati (20%), anche se circa una società su tre ne sta valutando la fattibilità.