Mappe sismiche non corrette, poco aggiornate e carenti. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’ente preposta a monitorare «i fenomeni geofisici nelle due componenti fluida e solida del nostro pianeta», ovvero la sismicità del territorio e l’attività dei vulcani, rispedisce al mittente le accuse da più parti sollevate dopo il terremoto (terribile quanto inaspettato) che ha colpito l’Emilia, terra da molti considerata a basso rischio sismico. Se l’Ingv ammette che «la mappa di pericolosità sismica sia perfettibile», sottolinea infatti anche che «l’eventuale aggiornamento che tenga conto solo degli ultimi terremoti non ne determini, complessivamente, variazioni significative». L’Istituto «ritiene più urgente che venga assicurato il suo pieno recepimento da parte delle Regioni e che vengano ulteriormente sviluppate le iniziative per la riduzione della vulnerabilità sismica, già avviate in alcune zone del Paese».

Le precisazione dell’Ingv:

  1. i terremoti sono avvenuti in una zona che non era stata classificata come sismica fino al 2003, a dispetto di molteplici evidenze fornite dagli studi scientifici;
  2. la mappa di pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale (Ordinanza PCM 3519/2006 *), considera la zona a pericolosità media;
  3. i parametri dei terremoti avvenuti sono compatibili con le assunzioni che stanno alla base della mappa citata. In particolare, viene ipotizzata per questa zona una magnitudo massima pari a 6.2;
  4. l’assegnazione dei comuni a una delle quattro zone sismiche, sulla base della suddetta mappa di riferimento, è assegnata dalla legge alla competenza delle Regioni, non degli istituti di ricerca;
  5. l’applicazione delle norme sismiche del 2003 ha proceduto a rilento, anche perché era rimasta in vigore la possibilità di applicazione delle normative precedenti;
  6. le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, deliberate nel 2008, fanno riferimento ad azioni sismiche ottenute dalla sinergia fra Ingv e Dipartimento della Protezione Civile. Tuttavia, queste norme sono entrate in vigore in tutta l’Italia solo all’indomani del terremoto dell’Aquilano del 2009;
  7. a causa di questi ritardi, nelle zone colpite in questi giorni si è accumulato un notevole deficit di protezione sismica, che è in parte responsabile dei danni avvenuti;
  8. una situazione analoga interessa un notevole numero di Comuni, localizzati principalmente nell’Italia settentrionale.

La pericolosità sismica