Perché gli italiani, soprattutto le donne, tollerano ancora Berlusconi? È questa la domanda che introduce, sulle pagine web del New York Times, il dibattito circa il caso italiano. Il quotidiano statunitense dedica al caso Berlusconi una delle sue “Room for Debate”, le stanze virtuali in cui esperti e lettori possono esprimere opinioni circa gli argomenti più disparati: dall’ecologia al mondo del lavoro, dall’economia alla scienza. Oggi il primo piano è, purtroppo, tutto dedicato all’Italia. L’introduzione della discussione è esplicita: “La carriera e la vita personale del primo ministro italiano Silvio Berlusconi hanno causato indignazione per tutto il tempo che lui è stato sulla scena pubblica”. Fatta questa considerazione il quotidiano si chiede come sia possibile che gli italiani, specialmente le donne, ancora tollerino le “buffonate” di Berlusconi.

A tentare di rispondere al quesito una serie di esperti di “cose italiane”. Secondo Federico Varese, docente di criminologia all’Università di Oxford, Berlusconi resiste perché, sebbene la gente comune abbia raggiunto il punto di saturazione, le élite economiche, sociali e politiche continuano a preferire Berlusconi a un governo guidato dalla sinistra. Non solo le élite, una presa di posizione contro Berlusconi non arriva neanche dal Vaticano. Dello stesso avviso anche Maurizio Molinari, corrispondente de La Stampa , secondo il quale il problema è riconducibile alla mancanza di opzioni politiche a Berlusconi.

Secondo Alexander Stille, scrittore, autore de “Il sacco di Roma”, gli italiani tollerano Berlusconi in quanto abituati a vivere la politica con cinismo, convinti come sono che la condotta privata di un politico non debba avere implicazioni pubbliche. Nonostante questo modo di pensare però, aggiunge Stille, forse gli italiani iniziano a stancarsi di Berlusconi e potrebbero arrivare a non perdonarlo più.

Chiara Volpato, docente di psicologia alla Bicocca, invece risponde al quesito in modo indiretto, sottolineando il ruolo decorativo che le donne rivestono sui media di Berlusconi. Un ruolo possibile perché si inserisce in una società, quella italiana, dove le donne, abituate alla subordinazione, a volte sono spinte, pur di migliorare la qualità della loro vita, a instaurare relazioni con uomini di potere.

Secondo Clare Watters, dottoranda all’Università di Birmigham, invece, le donne italiane iniziano a essere stufe della situazione alla quale sono costrette. A tal proposito, ricorda la Watters, questa settimana migliaia sono state le donne che, in 12 città italiane, hanno organizzato proteste e sit-in, indirizzando un chiaro messaggio a Berlusconi: “Le donne italiane non sonno solo corpi che possono essere comprati dai potenti”.