La flessibilità in uscita ci sarà, ma a condizione che le soluzioni, oltre che economicamente compatibili, restino anche socialmente eque. Così il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che ha invitato alla cautela rispetto all’ipotesi di tagliare il 3% di pensione a coloro che si allontanano dal proprio impiego in anticipo.

FLESSIBILITÀ IN USCITA. È necessario infatti fare le opportune distinzioni: come osservato dal ministro, «Non possiamo fare un'operazione uguale per tutti, alla stessa maniera perché c'è chi lavora e chi è in disoccupazione»; la soluzione che il Governo elaborerà dovrà adeguarsi a tali differenti esigenze. Certo è invece l’inizio della sperimentazione del part-time agevolato: a partire dal 20 maggio cominceranno i primi tempi ridotti per alcuni lavoratori che si approssimano alla pensione, secondo quanto fissato dalla Legge di Stabilità 2016. La sperimentazione avrà lo scopo di raccogliere le reazioni di cittadini e imprese a tale novità, che promette di apportare profondi cambiamenti al welfare italiano.

JOBS ACT. Il ministro ha approfittato dell’occasione dell’assemblea di Rete Imprese Italia per commentare i preoccupanti dati diffusi dall’Inps riguardo ai numeri del Jobs Act: sembra infatti che in almeno 100 mila casi di assunzioni nel 2015 da attribuire alla decontribuzione dei contratti a tutele crescenti, tali sgravi siano stati goduti indebitamente. «In Italia accade molto spesso che su una legge ci sia qualcuno che fa il furbo» ha commentato Poletti, garantendo però misure serie nei confronti di chi non ha rispettato le norme. Tuttavia, secondo il Ministero, non bisogna dimenticare gli effetti benefici della riforma: sono infatti oltre 400 mila i posti di lavoro a tempo indeterminato creati grazie al Jobs Act.