Ettore Gotti Tedeschi

Ettore Gotti Tedeschi

Il presidente del Banco Santander in Italia e dello Ior spiega quale impatto hanno avuto sulla dottrina economica le encicliche Centesimus Annus e Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II. Per l’economista cattolico è impossibile scinderle dalle encicliche di Leone XIII Rerum Novarum e di Benedetto XVI Caritas In Veritate.

Dottor Gotti Tedeschi, qual è la portata innovatrice del pensiero economico di Giovanni Paolo II?
Per parlare delle encicliche di Giovanni Paolo II non si può prescindere dal lavoro che hanno svolto Leone XIII nel 1891 con la Rerum novarum e Benedetto XVI con la Caritas in veritate . La Rerum novarum è la prima enciclica di carattere sociale in cui un papa spiega cosa sta succedendo nell’economia mondiale. La cosa straordinaria è che Leone XIII ha messo in evidenza il pericolo della concentrazione economica nello stesso periodo in cui gli Usa hanno emanato lo Sherman act contro i monopoli. Il papa è intervenuto sul piano morale, gli Stati uniti su quello normativo a distanza di pochissimo tempo l’uno dagli altri. Giovanni Paolo II con la Centesimus annus (chiamata così proprio perché scritta a 100 anni dalla Rerum novarum , nel 1991) riabilita il mercato, la logica di creazione della ricchezza, e anche le basi cattoliche del capitalismo. Nell’enciclica il papa spiega che la Chiesa capisce quali sono i problemi degli imprenditori e non disprezza la creazione di ricchezza: perché il capitalismo, il mercato, permette di ottimizzare le risorse e le scelte delle persone. Un’enciclica che non è stata colta e capita solo dalle elite: fu un vero boom di attenzione per il papa che veniva dall’Est, dall’economia pianificata di impronta sovietica, e che riabilitava il mercato con forza e veemenza. Con la Sollicitudo rei socialis , antecedente e meno conosciuta della Centesimus annus , Giovanni Paolo II ha invece dimostrato di essere profetico.

Addirittura?
Nella Sollicitudo intuisce che l’uomo moderno sta sviluppando capacità tecniche straordinarie, ma è sempre meno maturo per riuscire a usarle correttamente. Se l’uomo non capisce come sfruttarli, questi strumenti delicati gli sfuggiranno di mano. Cosa che è successa nella medicina e nella finanza. Caritas in veritate , di Benedetto XVI, è infine l’enciclica della globalizzazione. Rinviata di due anni per tener conto degli effetti della crisi che stava incombendo, risulta di difficile comprensione anche per chi è dotto. Ricchissima di contenuti, spiega cosa sta succedendo, gli effetti da tenere sotto controllo, come si è accesa la crisi e quali sono i rischi futuri. Secondo me non è stata approfondita come meritava, ed è per questo che sto cercando di divulgarla il più possibile.

Chi sono i veri destinatari di questi documenti?
Come sempre sono i pastori della Chiesa e la classe dirigente. Vescovi e sacerdoti hanno il compito di insegnare il magistero della Chiesa tenendo conto delle indicazioni del papa, mentre le elite ne hanno bisogno per agire in senso morale. Le encicliche sono destinate a chi deve trasmetterle agli altri, e ai dirigenti di buona volontà, quelli che hanno capito che il profitto da solo è fine a se stesso.

Ma oltre a capirlo, lo mettono in pratica questo insegnamento?
Non è una questione oggettiva, è soggettiva. Ci sono persone che lo hanno capito e lo stanno mettendo in pratica. Altre che lo hanno capito, vorrebbero metterlo in pratica, ma nel modello competitivo in cui si trovano non ci riescono.

Articolo principale - Ora et (sopratutto) labora