Giorgio Napolitano

Se il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano venisse riassunto in due parole, queste sarebbero giovani e futuro. Su questo binomio, infatti, il presidente ha costruito il suo discorso di Capodanno ed è su questo binomio che, secondo Napolitano, l’Italia si gioca il suo avvenire: tra occupazione, sviluppo e perfino la democrazia. Serve coraggio, dice il presidente, lungimiranza, realismo, e c’è bisogno che ognuno, a partire dai rappresentati politici, si assuma la propria parte di responsabilità senza restare passivo spettatore. Per risolvere i problemi non serve nasconderli, ma bisogna riconoscerli e comprenderli. Bisogna essere impietosi nelle analisi. “Non si abbia timore di lanciare allarmi quando sono fondati – continua Napolitano - ognuno di noi lo faccia immedesimandosi nei problemi, partecipando, sentendosi coinvolto, ricordando di fare parte di una comunità chiamata a prendere decisioni collettive nell'interesse generale.

Tra Europa e Federalismo
Il presidente della Repubblica sottolinea che nell’affrontare i problemi bisognerà ricordarsi che l'Italia fa intimamente parte dell'Unione Europea e non può affrontare i problemi dell'occupazione, dello sviluppo e della crescita al di fuori del europeo. “Né può estraniarsi rispetto alla vicenda (essenziale) della integrazione europea. Come pure ognuno di noi - continua - in quanto italiano, non dimentichi che ha dei vantaggi perché fa parte di uno stato nazionale che conta da quando si è unificato a costo di lotte civili e ideali; di uno Stato che ora si va articolando in senso federale per diventare più giusto ed efficiente, e non per rompere i principi di solidarietà e coesione sociale.

Produrre innovazione per restare competitivi
Un altro richiamo riguarda la consapevolezza dei cambiamenti che stanno avvenendo a livello mondiale, con la globalizzazione, con l'emergere di nuove potenze economiche che spostano il baricentro dell'economia verso l'Asia e hanno già messo fine a storiche rendite di posizione del nostro Occidente. In questo mondo globale, spiega Napolitano, conteremo solo se saremo capaci di produrre innovazione. Perciò è importante sviluppare l'Università, la formazione, la ricerca l'innovazione, avere ricercatori e scienziati in casa, piuttosto che esportare i loro cervelli. Se la crisi ha ridotto le risorse disponibili, dice Napolitano, non si può 'tagliare’ indiscriminatamente, bisogna scegliere le “priorità” della spesa pubblica, e aumentare anche gli investimenti privati. Per fare il bene dei giovani, Napolitano indica la necessità di creare nuovi posti di lavoro, di ridurre la “drammatica” disoccupazione giovanile, meridionale e femminile.
Come? Aumentando la produttività e la competitività; sciogliendo “nodi” che si possono sciogliere solo con riforme da troppo tempo attese (come la riforma fiscale); riducendo in modo sensibile e continuativo il debito pubblico (invece di lasciarlo sulle spalle delle nuove generazioni); ridistribuendo il peso delle tasse; discutendo queste scelte con un confronto serio “costruttivo, responsabile fra forze politiche e sociali, fuori dall'abituale frastuono e da ogni calcolo tattico”. Insomma, la ricetta di Napolitano è semplice e si condensa nella formula »facciano tutti la loro parte« dichiarata nel finale insieme all'appello ad affrontare i problemi senza meschinità, senza tentare di fare solo il proprio tornaconto: dobbiamo “sentire l'Italia, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani”.