Napolitano osserva con alcune studentesse dell’Istituto professionale “Francesca Laura Morvillo Falcone” di Brindisi l’opera vincitrice del concorso della legalità

«Scendete al più presto in campo, aprendo porte e finestre se vi si vuole tenere fuori, scendete al più presto in campo per rinnovare la politica e la società, nel segno della legalità e della trasparenza. L’Italia ne ha bisogno; l’Italia ve ne sarà grata». È questo l’appello che Giorgio Napolitano ha lanciato ai giovani italiani. Lo ha fatto dall’Aula Bunker di Palermo, gremita da giovani studenti, nel suo discorso per il ventesimo anniversario della strage di Capaci. Il Capo dello Stato ha spiegato a quei ragazzi, molti dei quali nel 1992 non erano neanche nati, che «gli orribili fatti della vigilia, la barbara sanguinosa aggressione alle ragazze della scuola di Brindisi, e ancor più tutto quello che sta accadendo in Italia, la situazione generale del nostro paese, rendono importante, anzi prezioso, il richiamo all’esperienza di quel tragico maggio-luglio 1992, di quel drammatico biennio 1992-93; rendono prezioso il richiamo all’insegnamento e all’esempio di Giovanni Falcone». Perché la «crisi generale che l’economia italiana ed europea sta attraversando, con pesanti riflessi negativi anche sulla condizione finanziaria e sulla capacità d’azione dello Stato, favorisce l’azione predatoria dei clan criminali, e questi tendono a porsi come procacciatori di occasioni di lavoro, sia pure irregolare, ‘nero’, in un contesto di disoccupazione crescente e disperata». Quindi lotta per la legalità, come quella portata avanti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, come arma per sconfiggere la crisi, ma non solo. Per Napolitano, non solo gli italiani sono chiamati oggi ad agire coesi in un contesto di legalità, ma è necessario che la politica faccia il suo. Sono necessarie «una nuova riforma elettorale, e finalmente l’avvio di incisive modifiche dell’ordinamento della Repubblica, indispensabili per riguadagnare la fiducia dei cittadini, per ridare slancio e capacità innovativa al sistema politico e istituzionale. E in questo stesso senso si pone come cruciale un effettivo sforzo di ripensamento, di autoriforma, di apertura alla società e ai giovani, da parte dei partiti. Ce la si può fare, confido che ce la si faccia : non dobbiamo abbandonarci a giudizi distruttivi e liquidatori in proposito» ha concluso Giorgio Napolitano prima di recarsi in Via D’Amelio per rendere omaggio al giudice Paolo Borsellino.