Senato, Palazzo Madama © GettyImages

La reazione della politica allo sdegno dell’opinione pubblica nei confronti della cosiddetta ‘casta’ si muove, ma a piccoli passi. Se alla Camera il tema era già stato affrontato a fine luglio, senza decidere praticamente nulla, al Senato si è fatto un piccolo passo: dalla prossima legislatura cambierà il sistema con cui vengono calcolate le pensioni per i senatori; si cercherà di avvicinare la classe politica alla realtà di tutti giorni e a un più comune sistema contributivo, evitando così la concessione di cospicui vitalizi dopo pochi anni (se non giorni) di attività, mentre si chiede ai cittadini di versare contributi per almeno quarant’anni.
Certo, verrebbe da chiedersi perché sia stato permesso un simile trattamento privilegiato per un sistema che, a oggi, spende ogni anno 200 milioni di euro per i vitalizi di deputati e senatori (mentre i contributi dei parlamentari valgono solo 18 milioni); ma si può provare a pensare positivo e attendere quello che Camera e Senato, fisseranno per la nuova classe (si spera non più ‘casta’) politica; la soluzione che sembra prevalere sarebbe quella di adottare il sistema contributivo, con criteri uguali o molto simili a quelli dell'Inps.
Perché non si taglia da subito? La domanda sorge spontanea e dal Senato si sottolinea come annullare ora i vitalizi richiederebbe la difficile restituzione dei contributi versati, il che porterebbe a una “voragine” nei conti; senza dimenticare che, spiega al Corriere della Sera il questore Benedetto Andragna (Pd), i diritti acquisiti “non si possono intaccare”. Ancora per i prossimi anni quindi, sottolinea inoltre la Repubblica , 1.464 ex deputati e 843 senatori, con l’aggiunta dei centinaia che siedono in Parlamento e non verranno rieletti, beneficeranno dei vitalizi (il Corriere parla di 3.356 ex parlamentari). Intanto, però, qualche taglio è stato apportato già per il 2011, anche comporterà un risparmio di soli 3,9 milioni su un bilancio di 592: si va dai tagli di tipografia a una riduzione dei servizi assicurativi. Si è intervenuto sugli anche sugli famosi prezzi stracciati del ristorante di Palazzo Madama (che si pensa anche di eliminare) al punto che, sottolinea il Corriere della Sera , molti senatori preferiscono mangiare fuori.