Giorgio Napolitano © GettyImages

Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica da maggio 2006

Cambiare la manovra e in tempi brevi con misure capaci di rafforzarne l’efficacia e la credibilità a livello internazionale. È l’invito (perché di più non può fare) del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che striglia maggioranza e opposizione invitandoli caldamente a valutare misure strutturali all’interno della manovra, misure richieste dalle Parti sociali, ma anche dall’Unione europea. La sensazione è che se il capo dello Stato avesse i poteri per intervenire in prima persona, lo farebbe; soprattutto al termine di una giornata nerissima dal punto di vista dell’economica con Piazza Affari che ha registrato un nuovo tonfo (-4,8%) e lo spread Btp-Bund che ha superato i 370 punti.
E così, dopo l’intervento di Rimini e l’appello al workshop Ambrosetti di Cernobbio, il Presidente ha inviato una nuova, dura, nota per dare a maggioranza e opposizione quella ‘scossa’ che il Paese attende ormai da mesi:
Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. È un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia come è indispensabile e urgente. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili
Sembra un ultimo appello, l’ultima chiamata perché il Parlamento pensi realmente a misure strutturali da inserire nella manovra (in discussione da oggi in Senato); e le richieste del presidente della Repubblica non potranno certo rimanere inascoltate. Dal Popolo delle libertà si vorrebbe riaprire il capitolo pensioni, ma l’altro partito di maggioranza, la Lega Nord, non ha aperto alcuno spiraglio. Oltre alle pensioni l'altra misura strutturale da fare subito potrebbe essere l’aumento dell'Iva, di cui molto si è parlato, anche se dal Tesoro, ancora nel pomeriggio, si chiariva che non era allo studio nessun intervento in materia.