Hervé Falciani, ex informatico della Hsbc di Ginevra, tra il 2006 e il 2008 ha sottratto dati sui correntisti della banca e poi li ha forniti alle autorità © Getty Images

Il Fisco potrà utilizzare i dati rubati per perseguire gli evasori. A stabilire il principio è una sentenza sorprendente della Cassazione che dopo cinque anni di discussione dà il via libera all'utlizzo dei dati della listaFalciani. L'elenco di nomi trafugati dall'ex informatico della Hsbc di Ginevra, Hervé Falciani, è rimasta congelata finora nelle procure italiane - la prima a ottenerla fu quella di Torino - in attesa di questa sentenza. Vengono così smentite varie commissioni tributarie regionali e provinciali che si erano opposte all'utilizzo del materiale sottratto illegalmente tra il 2006 e il 2008 dal bancario elvetico.

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NIENTE PRIVACY. Secondo i supremi giudici chiamati a giudicare il ricorso di un giocatore di poker professionista contro l'Agenzia delle Entrate, invece, «sono utilizzabili nel contraddittorio con il contribuente i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l'eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari (che non gode di tutela nei confronti del Fisco)». L'obbligo di pagare le tasse è dunque più importante del diritto alla privacy dei 7.500 clienti italiani correntisti della Hsbc Private Bank per un totale di 7,4 miliardi di depositi. Molti nomi sono già usciti e non tutte le posizioni sarebbero irregolari, ma adesso le procure hanno mano libera.

VOLUNTARY DISCLOSURE. Il principio mette una base importante, anche alla luce della cosiddetta "seconda lista Falciani", costruita in Spagna nel 2014 dalla rielaborazione dei dati originari. Secondo l'avvocato difensore Asa Peronace, sentita dal Corriere della Sera , la decisione rappresenta una spinta verso la voluntary disclosure, la possibilità cioè di denunciare volontariamente capitali esteri pagando solo le tasse ma evitando qualunque addebito penale: «Per come la vedo io è una sentenza più politica che giuridica», conclude l'avvocato, «non ha senso sottrarsi alla voluntary se poi basta che un impiegato infedele o un hacker acceda ai dati e li consegni alle autorità».