artificial intelligence

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Piloti automatici, cassieri, segretarie e stenografi robotizzati: la tecnologia sviluppata per migliorare i nostri stili di vita sarà allo stesso tempo l’artefice della nostra disoccupazione?

L’impatto della robotica avanzata e della Ia, l’intelligenza artificiale, nel prossimo decennio è stato al centro di una ricerca dell’istituto americano Pew Research Center. La società ha rivolto a 1.896 esperti questa domanda: «Le applicazioni di intelligenza artificiale e i sistemi automatizzati avranno sostituito più lavori di quanti ne avranno creati nel 2015?».

Il panel, naturalmente, si è diviso tra ottimisti e pessimisti: il 52% ha risposto che, anche se molti lavori saranno prossimamente svolti da robot, se ne creeranno nello stesso tempo di nuovi. «Quindici anni fa chi avrebbe pensato che la Search Engine Optimization (Seo, l’attività di ottimizzazione della ricerca sul Web, ndr) sarebbe diventata una categoria professionale?», ha dichiarato, John Markoff del New York Times .

I pessimisti (o forse realisti) temono invece la perdita di molti posti di lavoro, soprattutto tra i colletti blu e bianchi. Le mansioni che implicano un alto tasso di routine, poco lavoro manuale o ragionamenti astratti saranno le più colpite. A rischio, per alcuni anche il lavoro giornalisticoKristian Hammond, professore di computer science e fondatore di Narrative Science, società che insegna ai computer a scrivere storie narrate, stima che entro il 2030 il 90% delle notizie saranno scritte da algoritmi informatici. Senza andare nello specifico, il timore comune è l’incapacità delle attuali strutture economiche, politiche ed educative di fornire strumenti adeguati per affrontare il cambiamento, fino a parlare di “totale fallimento” da parte della comunità economica.

Gli ottimisti (che naturalmente provengono per buona parte dal mondo digitale) ritengono invece che sarà proprio il concetto di lavoro a cambiare, regalandoci più tempo libero. La tecnologia, insomma, ci renderà meno “sgobboni”. Eppure, la nostra relazione con tablet e smartphone al di fuori del lavoro sembrerebbe dimostrare proprio il contrario…