Antonio Baravalle

Antonio Baravalle

Addio ai pacchetti con la polvere, stop alle macchine macina chicchi: il futuro del caffè è nella cialda. Almeno è questa la strada che intende intraprendere la torinese Lavazza, come delineato dall’amministratore delegato, Antonio Baravalle, in occasione della presentazione dei dati del preconsuntivo, illustrati giovedì 13 dicembre a Milano. L’azienda dovrebbe chiudere il 2012 con un utile netto compreso tra i 40 e i 45 milioni di euro e un fatturato di circa 1.330 milioni (+5% rispetto al 2011, quando registrò un passivo di 10 milioni); buona parte di questo successo è dato dal mercato delle cialde che ‘pesa’ per Lavazza il 30% del fattuarto. “Si tratta di un mercato strategico – afferma Baravalle – al momento rappresenta una nicchia, il 3,5/4%, ma con un tasso medio annuale di crescita del 30%”. Secondo l’ad di Lavazza a oggi sono installate 50 milioni di macchine da caffè per cialde, “ma con questo trend di crescita in dieci anni diventeranno 150-160 milioni. L'unico modo per consumare il caffè in modo omogeneo in tutto il mondo – aggiunge – rispettando però le abitudini di ciascun Paese è la cialda”.