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«Non c’è più la ricerca di base», denuncia Francesco Sylos Labini, fisico, ricercatore al Centro Fermi e al Cnr. Con otto colleghi europei, dalla Spagna al Portogallo fino a Gran Bretagna e Francia, ha scritto una lettera aperta ai responsabili delle politiche nazionali degli Stati membri dell’Ue (qui il link al sito di Euroscience).

Il testo, dall'eloquente titolo Hanno scelto l'ignoranza , è stato pubblicato in versione ridotta da Nature e per estratto su molte testate, tra le quali Le Monde , The Guardian ed El Pais.

SOLITI NOTI. Le grandi scoperte sono «la punta di un iceberg che galleggia solo grazie alla gran massa di ghiaccio sommerso», cercano di spiegare gli scienziati suggerendo che concentrare i fondi su pochi progetti «destinati all’industria e ritenuti fonte di grandi guadagni, taglia le gambe alla produzione di conoscenza, quella vera, non meramente funzionale all’economia, ma destinata a migliorare la società, a vantaggio di tutti, anche di chi non ha le risorse per pagare».

Ma forse il problema è anche un altro. Perché i pochi finanziamenti rimasti finiscono sempre gli stessi gruppi, alle stesse idee. Insomma, ai soliti noti. «L’ideologia dominante è che chi è eccellente vince e chi non lo è perde, è il darwinismo sociale applicato alla ricerca. Ma nella lotta per l’esistenza vince veramente solo chi sa diversificare, non chi è più grosso, infatti i dinosauri si sono estinti», dice ancora la lettera.

PROBLEMA DIFFUSO. Inizialmente il documento era destinato ai governi dei Paesi "più arretrati" - Italia, Spagna, Portogallo e Grecia - ma nel corso della promozione i "ribelli" si sono scontrati con la precarietà dei ricercatori in Germania e le storture del sistema anche nel Regno Unito.

Nel nostro Paese il problema è particolarmente grave: i fondi internazionali finiscono spesso per coprire le spese ordinarie e persino i fondi per la ricerca applicata sono difficilissimi da ottenere.