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È tutta una questione di distinguo linguistici, tra “prodotti da fumo” e “prodotti da inalazione”. Con il primo termine si indicano le tradizionali sigarette: quelle nocive alla salute, che non possono essere fumate in luoghi pubblici o, tanto meno, pubblicizzate. I prodotti da inalazione sono invece le sigarette elettroniche, per le quali, stando al testo del decreto legislativo sulla tassazione dei tabacchi allo studio, cadrebbero i limiti di utilizzo (a meno che non si tratti di scuole) e sarebbero contemplate alcune forme di promozione. Da qui, dunque, l’idea della Philip Morris international: lanciare sul mercato dei prodotti da inalazione, a tabacco. Tradotto: delle sigarette elettroniche che però vanno a tabacco. Secondo il produttore, sarebbe possibile promuoverle e fumarle ovunque si desideri, poiché il tabacco non viene bruciato ma solo scaldato e non è previsto l’utilizzo della carta. L’assenza di combustione renderebbe, insomma, i rischi per la salute potenzialmente molto bassi.
Il lancio sul mercato è previsto per il 2015. L’impressione tuttavia è che ci si trovi davanti a una guerra tra produttori di sigaretti nuove e vecchie. «Quello che preoccupa è la totale assenza di trasparenza che c’è dietro certi procedimenti. Con un ruolo pervasivo, che rifugge ogni confronto reale, da parte di burocrazie autoreferenziali», commenta Massimiliano Mancini, presidente di Confindustria Anafe.