A meno di quattro mesi dalla salita sul soglio pontificio Papa Francesco pubblica oggi, venerdì 5 luglio 2013, la sua prima Enciclica. Si intitola “Lumen fidei” (“La luce della fede”) e si compone di quattro capitoli. L’Enciclica – spiega Papa Francesco – era già stata «quasi completata» da Benedetto XVI. A quella «prima stesura» l’attuale Pontefice ha aggiunto «ulteriori contributi». Obiettivo del documento è recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza umana.

Di oggi anche la notizia che saranno proclamati Santi, verosimilmente entro quest’anno, i Beati Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Papa Francesco ha infatti approvato ild ecreto sul riconoscimento di un secondo miracolo avvenuto grazie all’intercessione di Papa Wojtyla e aperto la strada alla canonizzazione di Papa Roncalli anche senza il secondo miracolo.

IL TESTO INTEGRALE DELL’ENCICLICA

«Chi crede, vede. Chi crede, non è mai solo, perché la fede è un bene per tutti, un bene comune che aiuta a distinguere il bene dal male, a edificare le nostre società, donando speranza». È questo il cuore della “Lumen fidei”: la fede non separa l’uomo dalla realtà, ma lo aiuta a coglierne il significato più profondo. «In un’epoca come quella moderna - scrive il Papa- in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo, è importante fidarsi ed affidarsi, umilmente e con coraggio, all’amore misericordioso di Dio che raddrizza le storture della nostra storia».

«La fede non è un fatto privato - sottolinea poi il Pontefice - perché si confessa all’interno della Chiesa, come comunione concreta dei credenti. E in questo modo, l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale. La fede senza verità non salva. Resta solo una bella fiaba, soprattutto oggi in cui si vive una crisi di verità a causa di una cultura che crede solo alla tecnologia o alle verità del singolo, a vantaggio dell’individuo e non del bene comune. Il grande oblio del mondo contemporaneo è il rifiuto della verità grande, è il dimenticare la domanda su Dio, perché si teme il fanatismo e si preferisce il relativismo. Al contrario, la fede non è intransigente, il credente non è arrogante perché la verità che deriva dall’amore di Dio non si impone con la violenza e non schiaccia il singolo. Per questo è possibile il dialogo tra fede e ragione: innanzitutto, perché la fede risveglia il senso critico ed allarga gli orizzonti della ragione; in secondo luogo, perché Dio è luminoso e può essere trovato anche dai non credenti che lo cercano con cuore sincero. Chi si mette in cammino per praticare il bene si avvicina già a Dio».
Tra gli ambiti della vita «illuminati dalla fede - vi è secondo il Pontefice - la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna».

«La fede non è un rifugio per gente senza coraggio - afferma quindi il Pontefice - ma la dilatazione della vita».