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Si completa il percorso avviato nel mese di luglio per il riordino delle Province italiane in un’ottica di contenimento della spesa pubblica. Con il Consiglio dei ministri dello scorso 31 ottobre (lo stesso in cui sono stati fissati i nuovi termini per i pagamenti alle imprese e sono stati prorogati quelli per il Ponte sullo stretto di Messina) il governo ha dato il via libera alla riduzione degli enti provinciali e all’istituzione delle città metropolitane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria). Le province passeranno dalle attuali 86 a 51 (comprese le nuove città metropolitane), dal 1° gennaio 2013 le Giunte delle Province italiane saranno soppresse e il presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di tre consiglieri provinciali. Dal 1° gennaio 2014, inoltre, diventeranno operative le città metropolitane, che sostituiscono le Province nei maggiori poli urbani del Paese “realizzando, finalmente – si legge in una nota di Palazzo Chigi – il disegno riformatore voluto fin dal 1990, successivamente fatto proprio dal testo costituzionale e, tuttavia, finora incompiuto”.
Per assicurare l’effettività del riordino, il governo ha delineato una procedura con tempi cadenzati e adempimenti preparatori, garantiti dall’eventuale intervento sostitutivo di commissari ad acta. “Resta fermo il divieto di cumulo di emolumenti per le cariche presso gli organi comunali e provinciali – si precisa nella nota – Resta altresì ferma l’abolizione degli assessorati. Infine gli organi politici devono avere sede esclusivamente nelle città capoluogo”. Il riordino delle Province è il primo tassello di una riforma più ampia che prevede la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure, motorizzazione civile, etc…) in base al nuovo assetto. Dunque anche gli altri uffici su base provinciale saranno di fatto dimezzati. “Al termine di questo processo – conclude il governo – sarà possibile calcolare gli effettivi risparmi che comporterà l’intera riforma. Scarica la nuova cartina dell'Italia

TAGLI ANCHE ALLE REGIONI. Il Consiglio dei ministri ha inoltre condiviso la proposta dei presidenti delle Giunte e dei Consigli, all’interno della conferenza Stato-Regioni, sul taglio ai costi della politica regionale. La proposta garantisce il dimezzamento dei costi, per un risparmio complessivo di circa 40 milioni di euro l’anno. La Conferenza Stato-Regioni, su incarico del governo, ha individuato le Regioni più “virtuose” per quanto riguarda la retribuzione del corpo politico regionale e i finanziamenti ai gruppi consiliari; sono state indicate l’Umbria, per la retribuzione dei presidenti di Giunta, l’Emilia Romagna per i consiglieri regionali e, per i finanziamenti ai gruppi consiliari, la Conferenza Stato-Regioni ha indicato l’Abruzzo. “La scelta del Consiglio di condividere la proposta della Conferenza – si precisa nella nota del governo – rende superflua l’adozione di un provvedimento espresso. Le Regioni dovranno adeguarsi ai nuovi standard entro il 30 novembre.