I principi di Svezia in visita in un centro per rifugiati © Getty Images

Stop all'accoglienza anche nella tollerante Scandinavia. Nonostante le sue decennali politiche d’aiuto, anche la Svezia capitola e si vede costretta a mettere un argine all’afflusso di immigrati: dei 160 mila profughi che hanno richiesto asilo nel 2015, 80 mila verranno rimandati in patria. A comunicarlo è lo stesso ministro degli Interni Anders Ygeman: «Stiamo parlando di circa 60 mila persone, ma la cifra potrebbe arrivare fino a 80 mila». Solitamente il rimpatrio avviene su voli commerciali ma, visto l’elevato numero, Ygeman ha spiegato che «dovremo usare più aerei charter appositamente noleggiati».

LE CAUSE. Ma cosa ha spinto la Svezia, Paese famoso per aver accolto dai perseguitati da Pinochet ai rifugiati del conflitto nella ex Jugoslavia, a cambiare linea? Da un lato, a incidere è l’afflusso massiccio: i 160 mila profughi e immigrati arrivati nel 2015 rappresentano il più alto numero pro capite in Europa. Contro una popolazione svedese che non arriva invece ai 10 milioni di abitanti. Le strutture del Paese sono sovraffollate e si teme di non riuscire a gestire l’emergenza. Inoltre a incidere sono stati anche i recenti casi di violenza. Uno su tutti: l’omicidio perpetrato da un richiedente asilo di 15 anni, che ha freddato la giovane impiegata Alexandra Mezher del centro di asilo.