A loro si sono rivolte diverse aziende, come le catene della grande distribuzione, per consegnare i prodotti ai supermercati, o le griffe della moda per gestire i magazzini. Hanno offerto lavoro a bassissimo costo e lavoratori con contratti flessibili, pagati solo quando servono, ma nella piena illegalità. È il sistema delle cooperative spurie, ricostruito nell’inchiesta su Expo job (che non ha niente a che vedere con l’Esposizione universale) condotta dai pm Carlo Nocerino e Adriano Scudieri e riportata dal Corriere della Sera.

COME FUNZIONA IL SISTEMA. Accanto alle cooperative oneste, che con i loro soci-lavoratori prendono in carico interi servizi rispettando le regole tra mille sacrifici, ogni anno nascono e muoiono in Italia centinaia di cooperative che non hanno nulla di legale e che per questo sono in grado di fare prezzi stracciati estromettendo dal mercato i concorrenti; cooperative che, si sottolinea nell’articolo del Corriere , chiudono ogni due-tre anni per rinascere con un altro nome ma con gli stessi soci, gente che si accontentava di una paga oraria più bassa senza preoccuparsi se la coop pagava contributi, Iva e tasse.
L’Expo Job, si scrive sul quotidiano, firmava i contratti con le imprese alle quali si presentava con i requisiti in regola. Acquisito l’appalto, veniva girato alle singole cooperative che emettevano fattura con Iva e che, invece di versarla allo Stato, secondo l’accusa la abbatteva con fatture che attestavano falsi costi e facendola poi tornare indietro (si parla di oltre 63 milioni) ai capi dell’associazione a delinquere. Alla fine le cooperative venivano sciolte e fatte sparire nel nulla.