Antoine de Saint-Exupéry a bordo di uno dei suoi amati aerei. Passione che gli è costata la vita nel 1944. Scomparso misteriosamente durante un volo di ricognizione, solo nel 2008 sono state chiarite le circostanze della sua morte. Nella pagina accanto, alcune copertine delle sue opere e un’illustrazione da Le Petit Princeexu

«Bisogna vivere per poter scrivere». Ne era convinto Antoine de Saint- Exupéry, divenuto famoso in quanto “padre letterario” di un successo planetario e senza tempo come Il piccolo principe : un longseller da 150 milioni di copie vendute e tradotto in 285 lingue, amato da oltre 400 milioni di lettori a partire dal suo vincente debutto editoriale, nel 1943.

E pensare che, solo una manciata di mesi più tardi, a soli 44 anni, lo scrittore sarebbe scomparso in circostanze misteriose. Lungi dal limitarsi a una mera dichiarazione d’intenti, l’autore francese ha sempre cercato di mettere in pratica quel motto assaporando ogni attimo delle sue numerose esperienze: nella sua biografia, realtà e finzione, avvenimenti storici legati alle turbolente vicende politiche e sociali dell’epoca, così come le avventure pionieristiche che lo vedono protagonista vanno intrecciandosi e fondendosi indissolubilmente, contribuendo a creare attorno al suo personaggio un’aura romantica e quasi leggendaria.

Ma chi è davvero de Saint-Exupéry? Giornalista, narratore, poeta, attivista per i diritti civili. E poi aviatore, artista, persino inventore: tante sono le anime che caratterizzano la sua natura poliedrica. Determinante per la sua personalità eclettica è stato il contesto in cui è cresciuto.

Per ricostruirlo, dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo e tornare agli inizi del XX secolo, a Lione. Lì, il 29 giugno 1900, nasce Antoine, terzo dei cinque figli del visconte Jean de Saint-Exupéry e della pittrice Marie Boyer de Fonscolombe; Simone, amata sorella, lo soprannomina “Le Roi soleil ”, “Il Re sole”, per i capelli biondo oro che caratterizzeranno anche il protagonista de Le Petit Prince .

Non a caso, visto che costituisce «un’espressione di se stesso, una raffigurazione della sua identità, una sua estensione», secondo le parole del pronipote vivente Olivier d’Agay. Il rampollo trascorre gran parte della sua infanzia nel villaggio di Saint Maurice de Remains, passando molte giornate in compagnia di tecnici e piloti che lavorano in un aeroporto a pochi chilometri dalla dimora familiare.

Stimoli e contatti che si riveleranno fondamentali per le sue scelte professionali. A soli quattro anni perde il papà, e a nove viene mandato nel collegio gesuita di Sainte Croix du Mans. Inizia per lui un periodo segnato da dolorosi distacchi, da un profondo senso di solitudine e dalle prime sofferenze: a scuola è irrequieto, tende a isolarsi, ma si mostra un alunno brillante, aspetti che non lo rendono troppo simpatico agli occhi di compagni i quali, in tono di scherno, lo apostrofano spesso “Pique la lune”, “Pizzica la luna” (per via del naso all’insù e con le narici dilatate).

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La sorella Simone lo soprannominò

Le Roi soleil , ossia il Re sole,

per via dei suoi capelli biondo oro

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Tuttavia, sui vari dispiaceri, continuano a prevalere in lui la voglia di imparare e, soprattutto, la curiosità per quelle “macchine volanti” che attraversano il cielo. Ha 12 anni quando sale finalmente per la prima volta su un aereo, accompagnando un collaudatore nelle campagne francesi: Jules Védrines, che passerà alla storia come un grande eroe dell’aviazione d’Oltralpe. Insomma, per Saint-Exupéry il “battesimo dell’aria” sembra avvenire sotto i migliori auspici.

Ben presto, gli entusiasmi adolescenziali lasciano il posto a una forte e tenace passione: a 21 anni prende il brevetto di pilota a Strasburgo; a 26 è assunto dalla Compagnie générale aéropostale, e da allora inizia la sua carriera come postino aeronautico, percorrendo fino a 5 mila chilometri su un biplano per trasportare la corrispondenza da Tolosa a Dakar.

Nel 1930 sbarca a Buenos Aires, dove viene nominato direttore dell’aereo postale Argentina- Francia. Nella capitale sudamericana incontra anche l’amore, che gli appare sotto le sembianze di Consuelo Suncin, pittrice surrealista che sposa nel 1931. Un matrimonio appassionato, il loro, che durerà 13 anni, non senza momenti altalenanti soprattutto a causa delle lunghe assenze e dei tradimenti di parte di Antoine. Tuttavia la moglie rimarrà sempre, ai suoi occhi, la sua prima e indiscussa musa ispiratrice, che molti riconoscono nello speciale “petit fleur”, la magica rosa, de Il piccolo principe.

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Nel frattempo, de Saint-Exupéry torna in Francia, diventa testimonial della nascente Air France, compagnia in cui vengono unificate tutte le linee aeree nazionali, e si dedica all’impegno civile e al giornalismo, combattendo con la penna i soprusi del nazismo e le violenze della guerra.

Vive anche un periodo florido dal punto di vista editoriale: al primo racconto L’aviatore , pubblicato nel 1926 – dove, secondo una triste premonizione, il pilota-protagonista scompare tra le nuvole proprio come accadrà all’autore – seguono Corriere Sud nel 1929, Volo di notte nel 1931, Terra degli uomini nel 1939 (insignito, nello stesso anno, del Grand prix du roman de l’Academie Française), Pilota di guerra nel 1942.

Brevetta pure la sua prima invenzione, un dispositivo per l’atterraggio dei velivoli. Il 30 dicembre 1935 resta vittima di un incidente aereo: precipita nel deserto libico, dove vagherà per alcuni giorni prima di essere soccorso.Una drammatica esperienza, quest’ultima, che però quasi certamente lo influenzerà nella stesura de Le Petit Prince : è proprio dopo essere caduto con il suo velivolo tra sabbia e dune, infatti, che l’aviatore, l’io narrante della storia, incontra il bambino dai capelli d’oro proveniente da un altro pianeta.

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Già nel 1935 ebbe

un incidente aereo:

precipitò nel deserto libico

dove vagò per alcuni giorni

prima di essere soccorso

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Il libro – un po’ favola struggente, un po’ romanzo di formazione e storia di educazione sentimentale – viene scritto durante un soggiorno negli Usa, nel 1941, e pubblicato nel 1943, in pieno conflitto mondiale, dalla società americana Reynal & Hitchcock.

Con una dedica speciale: «A Lèon Werth quando era fanciullo», ovvero al migliore amico di Saint-Exupéry, più grande dell’intellettuale di circa 20 anni, ma suo punto di riferimento costante fino alla fine; in quel periodo, le origini ebraiche costringono l’uomo a una vita ritirata «tra la fame e il freddo», come ricorda l’autore. Ma questi, più in generale, intende rivolgersi «a tutti quei grandi che un tempo furono bambini, ma in pochi se ne ricordano».

Rientrato in patria, de Saint-Exupéry si arruola nell’aeronautica militare francese, ma a causa di uno stato di salute precario viene accettato solo in una squadriglia di ricognizione aerea. Il 31 luglio 1944, proprio al termine di una missione tra la Provenza e la Corsica, il suo aereo svanisce nel nulla, mentre sta sorvolando la baia degli Angeli, al largo di Saint-Raphael.

Le sue spoglie non vengono ritrovate, né allora né successivamente: anche per questo, per anni, è aleggiato il mistero intorno alla sua scomparsa, non sapendo tra l’altro se fosse stata causata da un guasto tecnico, dall’attacco della contraerea nemica o da un suicidio meditato da tempo. Nel 1998, un primo indizio concreto: resta impigliato nelle reti di un pescatore un braccialetto evidentemente appartenuto allo scrittore, per via dell’incisione col suo nome e quello della moglie Consuelo (anche se all’inizio viene considerato un falso).

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Nell’aprile del 2004, di fronte alla costa di Marsiglia, a 60 metri di profondità, vengono invece ritrovati i resti del suo P38 Lightning. Fino al colpo di scena, nel 2008: Horst Rippert, ex pilota nazista, rivela di essere stato lui a inseguire e abbattere il caccia. Solo in seguito, da bollettini militari, poté ricostruire l’identità del soldato che, per tragica ironia della sorte, coincideva con uno degli autori da lui più amati nella sua infanzia.

«Forse Antoine ha solo trovato il suo pianeta luminoso tra le stelle». A Peter Sis, vincitore, nel 2012, dell’H.C. Andersen Award, e che ha pubblicato di recente una interessante biografia illustrata dell’umanista francese, piace continuare a pensarlo così.

In mezzo, dunque, a quei «500 milioni di sonagli», come de Saint-Exupéry descrive gli astri lucenti, in cui potrebbe esserci anche l’asteroide B612 da cui è caduto il piccolo principe, protagonista del suo romanzo. Di passaggio sulla Terra solo il tempo necessario per imparare un’importante lezione: «Non si vede bene che col cuore», gli spiega, infatti, la volpe, sua intima amica in quella surreale avventura letteraria, piena di sogni e poesia. «L’essenziale è invisibile agli occhi».