Francesca Cavallo ed Elena Favilli

Elena Favilli (a destra) ha oltre sei anni di esperienza nell'industria editoriale. Ha studiato all'Università di Bologna e alla Berkeley Graduate School of Journalism. Ha lavorato con alcuni dei gruppi editoriali tra cui Mc Sweeney's, Rai Corporation, La Repubblica, Il Post, Colors Magazine. Francesca Cavallo ha oltre cinque anni di esperienza come educatrice ed è un'imprenditrice sociale di successo. Ha fondato un festival di teatro internazionale e una compagnia teatrale, entrambi attivi e di successo.

Giovane e donna, un binomio che difficilmente avrebbe avuto successo in Italia trova terreno fertile tra gli investitori della Silicon Valley, area dove sorgono gruppi come Microsoft, Cisco, Intel, Facebook, Apple, Hp e Google (solo per citarne alcuni) e riconosciuta a livello mondiale come capitale dell’innovazione. La conferma è arrivata nella notte italiana all’università di Berkeley dove si è conclusa la finale della Mind the Bridge Competition, evento organizzato in occasione dell’Italian Innovation Day (Leggi): a vincere la start up Timbuktu, impresa tutta al femminile fondata da Elena Favilli (Ceo) e Francesca Cavallo (creative director and cofounder) e che offre prodotti editoriali digitali per bambini.
Dopo il successo al Working Capital di Telecom Italia, la selezione da parte della Fondazione Mind the Bridge, e quasi un mese di preparazione al Gym, la palestra imprenditoriale con sede a One Market Plaza in San Francisco, le due giovani imprenditrici hanno convinto in soli cinque minuti (questo il tempo a disposizione) una platea di oltre 150 persone, tra cui numerosi investitori della Silicon Valley, coordinati da Fabrizio Capobianco, chairman e presidente di Funambol. “Le opportunità per entrare in contatto con persone davvero rilevanti per il nostro progetto qui di certo non mancano – ammette Elena Favilli – Abbiamo già fatto tre incontri con degli investor e stiamo facendo fundraising: cerchiamo angel fund tra i 500 mila e un milione di euro”. Dal prossimo lunedì, come ha ricordato il fondatore di Mind the Bridge, Marco Marinucci, Timbuktu e le altre 10 start up italiane presentate a Berkeley saranno messe in contatto con i più interessanti progetti di incubazione israeliani e tedeschi con cui la fonazione sta lavorando per unire le forze. “La Silicon Valley – spiega Marinucci – ha insegnato che la contaminazione culturale premia. In questa direzione vogliamo andare inserendo le nostre startup all'interno di un hub internazionale”.

Un futuro assicurato. “Delle 20 start up che sono passate attraverso il nostro programma negli ultimi due anni più della metà hanno fatto un salto di qualità significativo – conferma Alberto Onetti, chairman di Mind the Bridge – Registriamo due exit, tre affermazioni in contesti internazionali (Le Web, SeedCamp e Microsoft Bizspark), sei round di finanziamento da venture capital e seed funds. E quelle che sono qui quest'anno promettono parimenti bene. Dobbiamo continuare così. La credibilità è un processo che si costruisce nel tempo. Quanto fatto è incoraggiante, proseguiamo in questa direzione con l'obiettivo di avere quanto prima dei casi di successo italiani”.

Mind the Bridge Competition

I finalisti della Mind the Bridge Competition