© European Union, 2013

Euro in crisi? Intanto il bacino che interessa la moneta unica europea si allarga e accoglie la Lettonia. Dal prossimo 1° gennaio 2014, infatti, la repubblica parlamentare dell’est, attualmente guidata dal governo di centro destra di Valdis Dombrovskis potrebbe diventare il 18esimo Paese della zona euro. La Lettonia ha rispettato i cinque parametri di Maastricht e, dopo il via libera della Commissione europea, si attende solo il via libera da parte dei governi nazionali.
Di fronte alla crisi del debito, la richiesta della Lettonia è senza dubbio un segnale di fiducia nell’euro; tuttavia la decisione comporterebbe anche dei rischi, almeno secondo la Banca centrale europea. Nel suo rapporto, infatti, la Bce segnala l’elevata presenza di depositi internazionali (extra Ue) nella banche lettoni, pari a circa sette miliardi di euro, un terzo del Pil del Paese; la paura è che il modello di business sia troppo simile a quello di Cipro, vittima di recente e improvvisa fuga di capitali. Il commissario europeo Olli Rehn, come riporta Il Sole 24 Ore di giovedì 6 giugno, ha ridimensionato il pericolo lodando la “lunga tradizione” lettone nella gestione del risparmio internazionale. Peraltro, prima della crisi debitoria, i depositi stranieri a Cipro erano pari al 150% del Pil dell’isola; la differenza con la Lettonia è notevole.