Benedetta Mazzini in Zambia

Benedetta Mazzini in Zambia

Età del primo viaggio da sola, 16 anni. Meta, la Spagna. Lei, raggiante. La mamma, molto preoccupata, anche se ben presto se ne è dovuta fare una ragione. Da allora infatti Benedetta Mazzini, con buona pace della mamma, che poi è Mina, la Tigre di Cremona, non si è più fermata e ha fatto del viaggio una delle ragioni della sua vita. Prima alternando lunghi periodi nei luoghi più remoti della terra agli impegni sui palcoscenici teatrali, in televisione e sui set cinematografici. Dal 2012 trasformando la sua fame di terre e culture lontane in un’attività imprenditoriale: Wild Places Safaris, tour operator specializzato in viaggi culturali e naturalistici in Africa (la sede centrale è a Lugano, dove Benedetta vive, la filiale italiana a Milano). Che funziona e non le lascia il tempo di dedicarsi ad altro, tanto che la scelta ha coinciso con l’abbandono della carriera di attrice. Poi, lo scorso anno, la decisione di raddoppiare, così dà vita, insieme a Nicos Contos, guida e anche lui esperto viaggiatore, a Ultimate Places, realtà che propone itinerari nel resto del globo con la stessa filosofia di Wild Places Safari. Le parliamo a pochi giorni dal decollo verso la sua nuova avventura. Siamo fortunati perché in Ciad, dove è diretta e dove visiterà un parco nazionale aperto da poco, non avremmo potuto rintracciarla agevolmente, dal momento che i suoi itinerari toccano località dove i cellulari non prendono facilmente e dove la connessione Internet è perlopiù assente: l’intervista avremmo dovuto dunque rimandarla di due o tre mesi, la durata media delle sue trasferte.

Come ha scoperto che il mal d’Africa esiste davvero?
Una quindicina d’anni fa andai in Botswana con l’intenzione di starci una decina di giorni, giusto il tempo di un safari nel delta dell’Okavango. Tornai a Lugano tre mesi dopo. Fu un vero colpo di fulmine: la natura, gli animali, le culture autoctone, ho sentito subito un profondo sentimento di appartenenza. Sono stata rapita da una terra favolosa, non ho potuto più farne a meno, una passione folle, mai vissuta prima. Da allora ho girato tutto il continente alla ricerca dei luoghi meno battuti dalle rotte turistiche.

Quando è avvenuto l’incontro tra i suoi viaggi e il lavoro?
Presto ho iniziato a raccontare le mie esperienze sul settimanale Vanity Fair. Nel 2010 invece ho avuto la possibilità di portare in televisione la mia passione e non me la sono lasciata sfuggire. È nato così Africa Benedetta , una sorta di documentario on the road trasmesso da Rai5, i reportage dei miei safari in Namibia e in Sud Africa in compagnia di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, amici come Enzo Iacchetti, La Pina, Marco Cocci e Max Gazzè, che mai erano stati in Africa.

 

Da attrice a imprenditrice del turismo: come è nata la scelta di trasformare la sua passione in un mestiere?
Ho sempre accompagnato amici e parenti nei luoghi che ho amato. In tanti mi hanno chiesto consigli, suggerimenti di itinerari, alcuni volevamo che organizzassi per loro dei safari. Dopo la messa in onda di Africa Benedetta, le richieste sono aumentate, anche da parte di persone che non conoscevo. Wild Places Safari nasce in fondo proprio dal desiderio che ho sempre provato nel far scoprire l’Africa a chi ancora non ne aveva avuto l’opportunità.

Quali sono le caratteristiche distintive delle sue società?
Wild Places Safari è un tour operator di viaggi su misura, studiati a tavolino secondo i desideri e le esigenze di ciascun viaggiatore, in tutto il continente tra l’altro, perché non proponiamo solo safari. Anche, per chi lo desidera, in mia compagnia o delle migliori guide professioniste. O addirittura di celebri biologi, studiosi di arte tribale o di fotografi del National Geographic . Ultimate Places opera con la stessa filosofia nel resto del mondo, dall’America all’Asia, dall’Europa all’Oceania: organizziamo spedizioni in Artide e Antartide, viaggi con i cani da slitta in Canada o Scandinavia, itinerari in treno lungo l’antica tratta transiberiana o sul filo della Great Rift Valley.

Viaggiare un tempo era un privilegio che in pochi potevano permettersi. Oggi, con la globalizzazione, il turismo è diventato di massa, provocando non pochi problemi a ecosistemi fragili e delicati.
Sono d’accordo. La filosofia di viaggio di Wild Places Safaris si basa, infatti, sul turismo responsabile e sull’ecoturismo. Il rispetto delle culture locali e delle risorse naturali è per me un tema centrale. Rispetto vuol dire anche saper entrare in contatto con popoli con usanze e costumi lontani dai nostri, come i Maasai o i Boscimani. Ed è quello che cerchiamo di far capire ai clienti. La nostra rete di relazioni contempla non a caso anche quelle organizzazioni che promuovono il coinvolgimento delle popolazioni locali alle attività turistiche per uno sviluppo economico sostenibile dei Paesi dove operiamo.