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Quattro anni dopo l’eruzione del piccolo Eyjafjallajokull che paralizzò per dieci giorni i voli di tutta Europa, l’Islanda torna a “tremare”: il vulcano Bardarbunga, ha iniziato a dare segni di attività eruttiva. Ieri sera, l’intensità dell’attività vulcanica ha costretto le autorità islandesi a dichiarare “allerta rossa”, bloccando così il traffico aereo sopra il cratere. Poi il livello di allerta è calato quando le autorità hanno accertato che l’eruzione riguardava un campo di lava, l’Holuhraun, situato nelle vicinanze del cratere. Le colate di lava sono state individuate a 5 chilometri a nord del ghiacciaio Dyngjujokull. Pertanto l’Istituto meteorologico islandese a ridotto il livello di allerta ad “arancione” consentendo quindi l’apertura dello spazio aereo e quindi il sorvolo del cratere oltre i 5.486 metri di quota.
Questa mattina, in una ricognizione aerea, gli scienziati islandesi hanno rilevato una fenditura a Holuhraun dalla quale è fuoriuscito un flusso di lava esteso un chilometro. Il fenomeno non ha prodotto cenere, e al momento non rappresenterebbe una minaccia per il traffico aereo.
Da più di dieci giorni l’Istituto meteorologico islandese tiene sotto osservazione il vulcano più grande dell’isola che si è risvegliato dopo una serie di scosse sismiche. Infatti, prima dell’eruzione, sono state registrate attività sismiche: la più forte, di tre giorni fa è stata di magnitudo 5.7. Il Bardarbunga è parte di un ampio sistema vulcanico situato sotto il ghiacciaio Vatnajokull, nel cuore dell’Islanda.
Data la posizione del cratere sotto la calotta ghiacciata, le autorità temono possa essere una minaccia per il fiume Jökulska, alimentato dal ghiacciaio. Infatti, in caso di eruzione il ghiaccio potrebbe sciogliersi e trasformarsi in una valanga d’acqua capace di sommergere i centri abitati nell’arco di poche ore.

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