La cifra record di i 105.635 brevetti registrati nel 2017 dall’Ufficio Europeo, ben il doppio di dieci anni fa, dimostra che l'Europa è ancora molto attiva sul frronte dell'innovazione. Lo conferma anche la ricerca “L’innovazione in Europa: un’indagine Deloitte sulle aziende europee e su come le tecnologie digitali possono valorizzare l’innovazione in chiave strategica", che ha coinvolto 760 aziende europee situate in 16 Paesi e appartenenti a 20 rilevanti settori di attività: ben l’88% delle imprese prevede di aumentare il budget dedicato e il restante 12% intende mantenerlo allo stesso livello.

Tecnologia e nuove generazioni

A guidare l'innovazione sono le nuove tecnologie per il 92% delle aziende, mentre le necessità di consumatori sempre più informati ed esigenti spingono l’86% delle imprese, specialmente nei settori dei beni di consumo (96%), tecnologia (94%), trasporti e logistica (92%). Segue con il 72% il cambiamento demografico.

Intelligenza artificiale in arrivo

Se oggi gli investimenti in analisi dei dati (69%) e cloud computing (62%) sono già avanzati, nei prossimi anni l’attenzione si concentrerà anche sull’intelligenza artificiale (43%), che l’indagine Deloitte prevede gioverà a due imprese su tre nel settore assicurativo e una su due nei settori di prodotti e servizi industriali, retail e tecnologia. L’automazione robotica dei processi attrarrà il 36% degli investimenti e sarà importante sia per il settore bancario (45%) sia per quello della salute (50%), mentre le aziende di prodotti e servizi industriali (52%) come anche le imprese retail (50%) e tecnologiche (38%) investiranno ingenti capitali nella blockchain.

I robot non ruberanno posti di lavoro: Italia e UK le più ottimiste 

La maggior parte delle aziende europee ritiene che le tecnologie avanzate non incideranno negativamente sulla forza lavoro in essere. Infatti, il 41% delle imprese prevede un aumento dell’organico a tempo pieno e il 29% ritiene rimarrà invariato. Italia e Regno Unito sono i Paesi più ottimisti: il 60% delle realtà italiane e il 58% delle inglesi immaginano un incremento delle risorse umane impiegate in azienda. Solamente il 23% ipotizza una diminuzione dei dipendenti per mano della tecnologia, pur essendovi pareri fortemente contrastanti in settori quali il bancario e finanziario dove i pareri a favore di un aumento e di una contrazione si bilanciano (42% in entrambi i casi). In campo energetico e assicurativo ci si aspetta il maggior numero di esuberi (rispettivamente 40% e 30%).

I maggiori ostacoli sono di natura culturale

Il 34% delle aziende intervistate individua nella resistenza culturale il principale ostacolo alla promozione dell’innovazione, particolarmente sentito in settori quali l’assicurativo (39%), il bancario e finanziario (36%), l’automotive (29%). Oltre alla resistenza al cambiamento, le sfide all’innovazione includono il tema della sicurezza dei dati (30%), ma anche la mancanza di competenze tecniche e di fornitori in grado di implementare soluzioni tecnologiche avanzate. Infine, il 32% delle aziende italiane evidenzia la difficoltà di accesso a personale con competenze tecniche utili a innovare e il 22% sente la mancanza di sostegno da parte del governo.