Monitorare l’isola che non c’è, quella che ciclicamente emerge e poi sparisce. È l’ultima missione intrapresa dall’Ingv. Nell’ambito del programma di estensione al mare del monitoraggio geofisico e del controllo dei vulcani sommersi dei mari italiani, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha infatti effettuato le sue rilevazioni sul Banco Graham, ovvero su quel che resta dell’effimera isola Ferdinandea. Un’isola che si trova nel canale di Sicilia a circa 6,9 metri sotto il livello del mare (nel suo punto più alto) e 25 miglia a sud ovest di Sciacca. Effimera perché, emersa durante l’eruzione del 1831, è sparita pochi mesi dopo.

Come ricorda l’Ingv, Ferdinandea rappresenta l’unico vulcano italiano attivo in tempi storici (i primi resoconti sulla sua attività sottomarina risalgono alla prima guerra punica) ancora quasi completamente sconosciuto, che manca inoltre di un minimo sistema di monitoraggio, e del quale non si conosce al momento quale sia il suo stato di attività. Le indagini dell’Ingv hanno interessato anche i vicini banchi Terribile (-20 m) a est, e Nerita (-16,5 m) a NE, che con il Graham costituiscono un ampio rilievo sottomarino che s’innalza dal fondale del Canale di Sicilia.

Durante la campagna è stato eseguito un rilievo multibeam ad alta risoluzione che ha permesso di identificare 9 distinti crateri monogenici segno di altrettante storiche eruzioni che hanno avuto origine nell’area. Inoltre sono stati prelevati campioni di roccia dal fondale e campioni di gas dalle fumarole presenti in gran numero nell’area vulcanica. A completamento delle operazioni, allo scopo di estendere temporalmente il monitoraggio, sono stati deposti tre OBS/H dell’Ingv, stazioni sismiche da fondo mare equipaggiate con sismometro larga banda e idrofono, in prossimità dei tre banchi. Questi strumenti acquisiranno dati sismoacustici fino al loro recupero previsto entro la fine dell’anno.