Tutti sanno che esiste, è un fenomeno estremamente diffuso, ma al tempo stesso è difficile da conoscere. È il lobbismo in Italia, ovvero l’attività di gruppi organizzati o dei loro rappresentanti volte a influenzare le decisioni pubbliche. Nel nostro Paese non esiste ancora una regolamentazione legislativa specifica sul lobbying, nonostante dalla nascita della Repubblica siano stati presentati più di 50 progetti di legge sul tema. Un nuovo normativo parzialmente colmato da timide iniziative a livello regionale e dalla regolamentazione di altre questioni strettamente correlate, come ad esempio la legge sul finanziamento dei partiti. Tuttavia il risultato di questo vuoto normativo, come evidenzia il rapporto Lobbying e democrazia: la rappresentanza degli interessi in Italia realizzato da Transparency International, la mancanza di trasparenza sul processo decisionale e su chi lo influenza, ha portato alla sovrapposizione nell’immaginario collettivo dei concetti di lobbying e di corruzione, quasi fossero sinonimi, mentre la professione del lobbista viene dipinta come il mero tentativo di alcuni soggetti più influenti e ricchi (case farmaceutiche e banche, solo per citarne alcuni) di aumentare la propria influenza politica.

TRA EFFETTI POSITIVI E NEGATIVI. Il report mira a esaminare il fenomeno del lobbying in Italia per valutare il livello di accesso da parte dei cittadini alle informazioni sui gruppi di pressione (trasparenza), l’adeguatezza degli standard e comportamenti etici dei lobbisti e dei decisori pubblici (integrità) e l’eguaglianza di rappresentanza e partecipazione nel processo decisionale (parità di accesso). I risultati confermano l’assoluta debolezza del settore del lobbying in Italia: il livello di trasparenza si attesta a uno scarso 11%; un po’ più elevata, ma comunque troppo bassa, è la percentuale di integrità, che raggiunge il 27%; infine la parità nelle opportunità di accesso ai processi decisionali pubblici riceve un punteggio di 22 su 100. Il voto complessivo assegnato al nostro paese è pari a 20 su 100, tra i più bassi in Europa.
Nel report vengono anche presentati alcuni esempi di pratiche di lobbying, mettendone in risalto alcuni aspetti negativi, come nel settore del gioco d’azzardo e dei tassisti, ma anche positivi, come emerge da un caso, forse un po’ a sorpresa, nell’ambito farmaceutico.