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Impianto nucleare di Marcoule (Francia) - Uno dei quattro feriti viene trasportato in ospedale in elicottero dopo l'esplosione nella fornace dell'impianto di trattamento delle scorie nucleari

Per un attimo la mente è tornata a sei mesi fa, quando un terremoto nella città giapponese di Fukushima, causò uno dei più grandi incidenti nucleari della storia. Poi, fortunatamente, l’allarme sembra rientrato e l’esplosione (che ha causato comunque un morto e quattro feriti) è passata da “nucleare” a “industriale”. La paura, però, c’è stata, anche perché l’esplosione nel sito nucleare di Marcoule, nel sud della Francia, era praticamente dietro l’angolo: a soli 250 chilometri da Torino. Le autorità francesi hanno subito escluso fughe radioattive e dunque il rischio che - attraverso le Alpi - giungano correnti contaminate nel Paese, in Piemonte e Liguria. Anche in Italia i controlli sono scattati subito e continueranno nelle prossime ore. Il nostro Paese è uscito dal nucleare ormai da 25 anni, ma non è immune dai pericoli di radiazioni, non solo perché sono tuttora presenti sul territorio depositi di scorie, ma anche per le centrali di Paesi vicini come la Francia, appunto, la Slovenia, la Svizzera. Proprio allo scopo di limitare i danni di incidenti in impianti atomici di Stati confinati, nel marzo del 2010 è stato predisposto un Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche . A gestire il sistema di allertamento sono Protezione Civile, Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) e vigili del fuoco.

Paura nucleare, o no? L’incendio di Marcoule, la prima centrale nucleare realizzata in Francia, ha riacceso il dibattito sull’atomo, non solo in Francia – dove il partito dei Verdi invita l’Eliseo ad abbandonare le centrali nucleari – ma anche negli altri Paesi, su tutti l’Italia che ha recentemente posto il veto all’apertura di nuovi impianti. In Francia, però, i meno preoccupati sembrano proprio i più vicini all’esplosione. A Codolet, piccolo paese di 700 abitanti a due chilometri da Marcoule, nessun ha paura: tutti sono consapevoli che la centrale, che dà lavoro a circa 3.000 persone, è la principale risorsa economica della zona, a cui praticamente nessuno sembra voler rinunciare. All’Ansa un cittadino di cinquant’anni racconta: “Ma quale paura. Grazie al cielo questa non è Fukushima la centrale è sicura e ci hanno garantito che non c'è nessun pericolo. Altrimenti la polizia non ci farebbe nemmeno circolare. Qui il rischio è un altro, sono le piene del Rodano, che hanno risolto negli anni '70 grazie alle dighe. Anche se qui nessuno si sente totalmente al riparo”.