Enrico Letta al 7° Forum de la Haute Horlogerie

Per affrontare le nuove sfide del domani politici, manager e persone hanno bisogno di un nuovo modo di agire e pensare: riconsiderare la comunità in cui viviamo, gli indici di progresso, l’innovazione, il lavoro in azienda. Serve quindi un cambiamento, o almeno essere pronti ad attuarlo. È questa la chiave di lettura del Forum de la Haute Horlogerie (Forum dell’Alta Orologeria) tenutosi il 18 novembre a Losanna e che ha visto i protagonisti dell’industria orologiera interrogarsi su come affrontare un futuro che rimane tuttora incerto. Future in progress (“Futuro in divenire”) è stato infatti il tema scelto dalla Fondazione dell’Alta Orologeria per l’edizione del meeting di quest’anno, un appuntamento nato per discutere di grandi temi di attualità, che vanno oltre i confini del settore. Non a caso i protagonisti che hanno animato il Forum di quest’anno hanno affrontato temi che vanno dalla politica alla scienza, dalla macroeconomia al lavoro in azienda.

L’IMPORTANZA DI UN’EUROPA UNITA. A cominciare da Enrico Letta, ex premier italiano e oggi decano di Scienze Politiche alla School of International Affairs di Parigi, il quale ha sottolineato l’importanza di un’Europa più unita; un tema di ancor più stretta attualità all’indomani degli attacchi di Parigi. Senza un’Unione più solida, sia sul tema economico (“Non ci si può fermare alla moneta unica”) che su quello militare (gli Stati Uniti non possono coprire anche i nostri costi per la difesa), il progetto europeo ha poche possibilità di durare. “Solo 20 anni fa l’Occidente, Europa e Stati Uniti, rappresentavano il 45% della produzione mondiale, mentre i Brics solo il 17%”, ha ricordato Letta. “Il prossimo anno, per la prima volta, i Paesi emergenti (Brasile, Cina, Russia, India e Sudafrica) ci supereranno con un rapporto 33% a 32%. E non è escluso che in futuro il rapporto 45%-17% si capovolga in favore dei Brics”. Solo un’Europa unita, che possa superare il divario economico Nord-Sud e quello sui migranti Est-Ovest potrà, un domani potrà mantenere quel peso che ha oggi nel mondo.

OLTRE IL PRODOTTO INTERNO LORDO. Un cambiamento è auspicato anche da Michael Green, economista ed esperto di progresso sociale, che ha sottolineato come sia necessario quantomeno integrare l’attuale indice di misurazione delle performance di un Paese dato dal Pil, utilizzato ormai da più di 80 anni. “Il mondo è pronto a un nuovo indice per misurare il progresso di una nazione”, ha affermato Green sottolineando come il Prodotto interno lordo venga messo oggi in discussione per non essere in grado di misurare il benessere sociale di un Paese, un fattore che, invece, dovrebbe essere una delle conseguenze della creazione di ricchezza. Green ha sviluppato il Social Progress Index (Spi), oggi utilizzato da molti Paesi come integrazione al Pil; basato su 52 indicatori, l’Spi prende in considerazione, ad esempio, l’aspettativa di vita e il benessere della popolazione piuttosto che le spese per la sanità.

LA VIA DELL’INNOVAZIONE CINESE. A rinnovarsi è stata anche la Cina, oggi potenza economica mondiale – seconda solo agli Stati Uniti – e sempre più un mercato di riferimento per l’Alto di gamma (e non solo). La professoressa della business school IMD, Winter Nie, ha illustrato come la marcia in più della Cina sia stata innescata da quelle aziende che oggi non sono più studiate per la loro capacità di apprendere dai competitor (e copiarli al meglio), ma per l’innovazione che sono state capaci di mettere in campo. Tra i casi evidenziati quello di Huawei – leader mondiale delle telecomunicazioni e terzo produttore al mondo di smartphone – che ogni anno investe più del 10% del proprio fatturato in Ricerca & Sviluppo. Per Winter Nie la formula magica per il successo delle imprese è quel mix di pragmatismo e innovazione di quegli imprenditori in grado di instaurare un canale diretto con i consumatori.

RIMETTERSI IN DISCUSSIONE. L’importanza di una mente aperta, disposta a rimettere in discussione le nostre convinzioni è stata il filo conduttore degli interventi del fisico Harry Cliff e dell’autore Tim Harford. Il primo ha portato l’esperienza del suo lavoro al Cern di Ginevra: la teoria della relatività di Albert Einstein è stata molto importante per il progresso della fisica moderna, ma oggi quegli stessi principi vengono messi in discussione dai recenti sviluppi sulla fisica quantistica. “La teoria della relatività”, ha affermato Cliff, “è basata sullo spazio-tempo, ma oggi quelle stesse nozioni non hanno più senso nell’universo dell’infinitamente piccolo che oggi può essere analizzato all’interno del Large Hadron Collider del Cern”. A suo tempo Einstein non ha esitato a mettere in discussione i principi del suo tempo, oggi gli scienziati stanno facendo lo stesso con la teoria della relatività.
Tim Harford, autore del volume The Magic of Mess , ha messo a confronto le teorie dei due economisti di inizio ‘900, Irving Fisher e John Maynard Keynes. Entrambi avevamo messo a punto un sistema predittivo che, se applicato correttamente, avrebbe permesso loro di guadagnare in Borsa. Nessuno dei due, però, fu in grado di prevedere la Grande Depressione e i suoi effetti devastanti sugli investimenti. Il primo morì in disgrazia, il secondo è considerato uno dei più grandi economisti del ventesimo secolo. Qual è la differenza? “Keynes ha dimostrato abbastanza apertura mentale da analizzare i suoi errori, rimettersi in discussione e cambiare opinione quando fu necessario”. Il morale? Le previsioni sul futuro si costruiscono anche mettendole in discussione e confrontandole con altri punti di vista.

COLLABORAZIONE, LA CHIAVE DEL SUCCESSO. Attraverso il concetto di smart semplicity (Semplicità intelligente) Yves Morieux, direttore dell’Istituto per l’organizzazione del Boston Consulting Group, ha provato a rispondere a due domande: perché la produttività nelle aziende è cosi deludente e perché c’è così poco coinvolgimento da parte dei lavoratori? “I vertici d’azienda”, ha spiegato Moriex, “tendono a fare un errore: la vera sfida non è contro la competizione, ma contro noi stessi, la nostra burocrazia e complessità”. L’importante è comprendere cosa gli impiegati fanno realmente in azienda e incoraggiarli alla cooperazione: non si dovrebbe criticare qualcuno per aver commesso un errore, ma per l’errore di non aver chiesto aiuto. “La sfida non è ridurre i costi e incrementare i profitti”, ha fatto capire Moriex, “ma ottimizzare il coinvolgimento delle persone a tutti i livelli dell’azienda”.

CAMBIARE ALTITUDINE. E se i risultati non arrivano? Forse è arrivato il momento di “cambiare altitudine”, come spiegato dall’esploratore e psichiatra Bertrand Piccard. Il fondatore di Solar Impulse, l’aereo a energia solare che sta cercando di compiere il giro del mondo senza carburante. Spesso da un fallimento o un intoppo, come è capitato a Piccard nel corso della sua avventura, nasce un occasione per migliorare. Come una mongolfiera si libera dei pesi per cambiare altitudine, trovare nuovi correnti e prendere nuove rotte, così anche noi per superare un ostacolo dobbiamo liberarci dei paradigmi e dei preconcetti che ci fanno andare in un’unica direzione. Solo in questo modo possiamo essere liberi, non di fare tutto, ma liberi di pensare come vogliamo. Avremo così la possibilità di valutare tutte le soluzioni possibili da prendere. E poi decidere.