Ci sono anni che valgono un intero secolo. Pieni di idee, fermenti, speranza. E di nascite, perché è l’epoca del baby boom, e nel 1964 vengono alla luce molti personaggi che si apprestano quest’anno a spegnere 50 candeline, come Monica Bellucci, Sabrina Ferilli, ma anche Michelle Obama e Juliette Binoche. Gli ultimi tra i baby boomer oggi occupano posizioni di rilievo nella società e nell’economia, ma sono anche al centro di aspre critiche: saranno i primi dopo cinque decenni di crescita a lasciare ai figli un mondo incerto e con possibilità di ascesa sociale inferiori rispetto alle loro. Eppure, quando vengono alla luce è il momento caratterizzato dal più importante rinnovamento generazionale che il secolo scorso abbia visto: gli eventi sociopolitici e culturali di quegli anni hanno influenzato e modificato profondamente valori, aspirazioni e stile di vita delle future generazioni.
Nella prima parte del decennio, l’Italia risente ancora dei benefici economici di quegli anni, che favoriscono attività economiche e progressi della tecnologia. È un’Italia che ha sperimentato i disastri della guerra e la povertà dell’immediato dopoguerra, e vuole freneticamente lasciarsela alle spalle, quella che scopre il benessere e l’abitudine a nuovi consumi. Gli elettrodomestici si comprano con le cambiali, pagando un po’ alla volta. La musica sta diventando essenziale per i giovani, corredata da un look composto da stivaletti, abiti attillati, minigonne. Tutti vogliono cose che non hanno mai posseduto, dalla lavatrice al televisore, dal frigorifero all’auto (la più venduta quell’anno sarà la Fiat 600); si scopre il turismo di massa. Nonostante qualche difficoltà, si apre la circolazione del Traforo del Gran San Bernardo, una delle prime grandi opere del “miracolo italiano”, s’inaugura l’Autostrada del Sole (sarà Aldo Moro a tagliare il nastro) ed entra in funzione la metropolitana di Milano. La società pare incamminarsi verso una definitiva “modernizzazione”, con gli Stati Uniti (che fin da inizio secolo si erano distinti per la presenza di un mercato di massa per i prodotti di largo consumo), ricchi e industrializzati, che diventano modello e termine di paragone. La pubblicità inizia a esercitare un enorme potere e una nuova capacità di condizionare i gusti e le abitudini di individui e famiglie.

SOCIETÀ IN FERMENTO
Il 1964 è l’anno di sommovimenti politici e sociali epocali, con l’allontanamento di Krusciov dal Partito comunista dell’Unione Sovietica di cui era leader, mentre gli Stati Uniti si imbarcano in una delle più insensate guerre di ogni tempo, quella in Vietnam, che durerà dieci anni. Negli States le tensioni razziali sono fortissime: viene promulgata una legge federale contro la segregazione, ma alcuni Stati del Sud, tra cui Alabama e Mississippi, la respingono. Il Premio Nobel per la Pace viene assegnato a Martin Luther King, leader dei diritti civili e fautore della lotta non violenta, nel settembre dello stesso anno ricevuto da Papa Paolo VI e assassinato quattro anni dopo Il Nobel per la letteratura viene invece attribuito al francese Jean-Paul Sartre (La nausea ), che lo rifiuta ritenendo che onori del genere offuschino la sua libertà di pensiero. Intanto, in Sudafrica, Nelson Mandela viene condannato all’ergastolo, mentre in Cina viene pubblicato il Libretto rosso , 427 citazioni tratte dalle opere del presidente Mao Tse-tung, che diventa il secondo libro più venduto della storia (dopo la Bibbia ). In Occidente, mentre gli orli delle gonne, grazie a Mary Quant, si sono già vertiginosamente accorciati, si scoprono i primi seni al vento sulle spiagge, che ovviamente fanno scandalo: il topless verrà vietato e alcune sbarazzine villeggianti saranno arrestate. E ancora, appare sui giornali Mafalda , disegnata dal cartoonist argentino Quino, una bambina dalla grossa testa e dallo spirito polemico, preoccupata per l’umanità e per la pace nel mondo. Il 1968 è ancora lontano, eppure i giovani paiono sentirne in qualche modo le avvisaglie, iniziando a rivendicare in maniera sempre più decisa la loro individualità. Si diffondono dall’America le idee di Timothy Leary, fautore dell’utilizzo dell’Lsd, che aveva appena scritto, con Ralph Metzner, il libro L’Esperienza psichedelica , «un viaggio verso nuovi reami di coscienza». È anche l’anno in cui Cassius Clay vince il mondiale dei pesi massimi, mentre sulla Tv italiana spopola lo sceneggiato Il giornalino di Gian Burrasca con Rita Pavone e l’Inter alza la sua prima Coppa dei Campioni. Muore in agosto, in Unione Sovietica, il leader del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti: i funerali a Roma sono seguiti da più di un milione di persone. A novembre gli Usa confermano alla carica di presidente Lyndon Johnson, mentre a fine anno in Italia Giuseppe Saragat è eletto presidente della Repubblica italiana al ventunesimo scrutinio.

LA NASCITA DELLE RADIO LIBERE
È la fine di marzo quando, da una nave ancorata al di fuori delle acque territoriali britanniche, prende vita Radio Caroline, la prima radio libera. Una rivoluzione epocale, difficile anche da concepire oggi nell’era della multicanalità e di Internet. Nell’atmosfera effervescente della swingin’ London, un giovane irlandese, Ronan O’Rahilly, decide che è arrivato il momento di infrangere il monopolio dei mezzi d’informazione (detenuto dalla Bbc) che costituisce per il mondo della musica un cul-desac da cui passano solamente trasmissioni e nomi sponsorizzati dalle grandi case discografiche. Scopre che su una nave, in acque internazionali, le uniche leggi valide sono quelle del Paese nel quale la nave è registrata (la Danimarca): compra una vecchia motonave in disarmo (il nome Caroline è un omaggio alla figlia del presidente Kennedy, assassinato l’anno precedente, nel 1963), la riadatta, la fornisce di un potente trasmettitore in onde medie e si dirige verso il Mar dell’Irlanda da dove, la domenica di Pasqua, iniziano le trasmissioni. Il primo pezzo? Not Fade Away dei Rolling Stones. Radio Caroline, la cui storia è raccontata nel film I love Radio Rock di Richard Curtis, con il compianto Philip Seymour Hoffman, realizza ascolti stratosferici, resiste ai tentativi della Bbc e del governo inglese di farla tacere e fa da apripista ad altre radio “pirata”. 366 GIORNI DA RICORDARE

NOTE MEMORABILI
Il mondo musicale, dunque, è in fermento. Un vento nuovo sta arrivando dall’estero, con due movimenti che stanno rivoluzionando la musica leggera internazionale: il folk-revival e il beat. Il primo introduce nella musica temi politici: i portabandiera sono Bob Dylan e Joan Baez. Tra i gruppi, a parte i fenomeni planetari Beatles e Rolling Stones, resistono magnificamente i prolifici Beach Boys, unici a sopravvivere all’onda d’urto provocata dai ragazzi di Liverpool. Di tutt’altro genere la musica di John Coltrane: a dicembre il sassofonista registra, in un’unica sessione, con il suo quartetto, l’album A Love Supreme , ancora oggi leggendario. Nel nostro Paese, l’industria della canzone esce definitivamente dalla crisi che l’aveva colpita negli anni precedenti; in un solo anno si vendono 24 milioni e mezzo di dischi (un 45 giri costava 600 lire). Al XIV Festival di Sanremo, una virginale Gigliola Cinquetti vince con Non ho l’età ; il record delle vendite spetta però a Bobby Solo, con oltre un milione e mezzo di dischi grazie a Una lacrima sul viso , tallonato da Mina con Città vuota e L’uomo per me . Il surf è il ballo dell’anno (si fanno vibrare mani, braccia, gambe, come spiega Edoardo Vianello in Tremarella ), Rita Pavone lancia la versione italiana dell’americana If I Had a Hammer di Pete Seeger che diventa Datemi un martello , mentre Gianni Morandi resta in testa della hit parade per 13 settimane con In ginocchio da te . In estate, si affiancano al Cantagiro Un disco per l’estate e Festivalbar , nato da un’idea di Vittorio Salvetti.

BEST SELLER
Il 1964, però, non è solo l’anno della musica. Escono libri importanti come Festa mobile di Ernest Hemingway (postumo), che racconta del soggiorno a Parigi dello scrittore americano negli anni Venti, periodo in cui mosse i primi passi nel mondo artistico grazie all’incontro con Gertrude Stein ed Ezra Pound; ed Herzog di Saul Bellow, romanzo epistolare che vinse il National Book Award l’anno successivo e che il magazine Time ha incluso nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese. Wilbur Smith scrive il suo primo successo, Il destino del leone (a proposito di best seller, nasce Dan Brown). In Italia, è l’anno dello scandaloso La ragazza di nome Giulio di Milena Milani. Al centro di polemiche, il libro viene sequestrato e l’autrice processata e condannata a sei mesi di carcere per pubblicazione oscena oltraggiante il comune senso del pudore. Molti intellettuali, a partire da Giuseppe Ungaretti, si schierano con la Milani, che sarà poi assolta in appello. Il libro, tradotto in numerose lingue, sarà vendutissimo in Francia, Inghilterra, Usa e ne verrà tratto un film, diretto da Tonino Valerii.

PELLICOLE STORICHE
Il 1964 è stato un anno fortunatissimo anche dal punto di vista cinematografico. Escono l’intramontabile classico Disney Mary Poppins e Agente 007 Missione Goldfinger con un indimenticato Sean Connery. Sergio Leone inaugura il filone dello spaghetti-western con Per un pugno di dollari (Clint Eastwood e Gian Maria Volonté nel cast), mentre Stanley Kubrick dirige la geniale satira sul mondo bellico, Il dottor Stranamore , ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba . Protagonista, in ben tre ruoli, Peter Sellers, che dall’anno precedente veste anche gli stazzonati panni dell’ispettore Clouseau, nella saga de La Pantera Rosa di Blake Edwards. Sul grande schermo iniziano poi le avventure di Angelica , cui presta le procaci forme Michèle Mercier: dai 13 romanzi (il primo, Angelica, la marchesa degli Angeli ) ambientati nella Francia del XVII secolo scritti da Anne e Serge Golon verranno tratti cinque film.
Anche l’Italia si dà da fare: questo è l’anno di Matrimonio all’italiana , la Filumena Marturano di Eduardo De Filippo adattata per lo schermo da Vittorio De Sica e che contrappone gli sfolgoranti Sophia Loren e Marcello Mastroianni, e di Sedotta e abbandonata di Pietro Germi con Stefania Sandrelli e Lando Buzzanca in un’acre satira della Sicilia bigotta. Pier Paolo Pasolini è al cinema con Il Vangelo secondo Matteo e lavora al documentario Comizi d’amore sugli usi e costumi degli italiani in tema di sessualità, amore e buon costume . Nell’anno del Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, con Monica Vitti e Richard Harris alfieri dell’incomunicabilità, esce negli Usa l’incantevole commedia musicale My Fair Lady di George Cukor con Audrey Hepburn, ispirata al Pigmalione di George Bernard Shaw, mentre il re del giallo Alfred Hitchcock dirige Tippie Hedren in Marnie . Ed è ancora cinema d’autore con Marco Ferreri che firma La donna scimmia , vero capolavoro grottesco con Ugo Tognazzi, mentre Citto Maselli si ispira all’omonimo best seller di Moravia per Gli indifferenti con Claudia Cardinale. Bernardo Bertolucci indaga sui tormenti di un ragazzo di buona famiglia in Prima della rivoluzione e Jean-Luc Godard firma una pietra miliare della Nouvelle Vague, Bande à part (la scena del ballo verrà ripresa in Pulp Fiction da Quentin Tarantino, la cui prima società di produzione, A Band Apart, è un ulteriore omaggio alla pellicola). Emblematico infine il film La verifica incerta di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi: distruzione e rimontaggio dissacrante di 150 mila metri di pellicola, cioè di 47 film di consumo degli anni Cinquanta e Sessanta (per lo più cinemascope commerciale americano), destinati al macero. Fu presentato da Marcel Duchamp a Parigi, davanti ad un pubblico d’eccezione tra cui spiccavano Man Ray, Max Ernst e John Cage.