Il dato che sorprende di più, almeno a prima vista, è senza dubbio lo stipendio dei barbieri di Palazzo Madama e di Montecitorio che, per dare una sistemata alle acconciature di deputati e senatori, possono guadagnare sino a 133 mila euro lordi all’anno, una cifra che potrebbe far gola persino a un coiffeur di fama internazionale. Meglio dei barbieri, però, se la passano di sicuro gli stenografi che, ogni settimana, scrivono il resoconto delle sedute alla Camera: il loro compenso raggiunge ben 253 mila euro ogni 12 mesi, centesimo più, centesimo meno. Leggermente più bassi gli stipendi che spettano al ragioniere di Montecitorio, una figura dirigenziale che deve accontentarsi, si fa per dire, di 237 mila euro all’anno, purché abbia maturato almeno sette lustri di carriera. Oltre il doppio, cioè 485 mila euro ogni 12 mesi, è invece la retribuzione per i segretari di entrambi i rami del Parlamento, i funzionari più pagati in assoluto, tra chi ricopre incarichi non politici all’interno dei palazzi romani. Sono davvero cifre da capogiro quelle riportate da Camera Leaks, un’applicazione per iPhone, creata da Simone Jacoella, sviluppatore di software di 31 anni che ha avuto un’idea semplice, ma efficace: permettere a tutti cittadini che possiedono il popolarissimo telefonino della Apple di conoscere le più importanti voci di costo della politica italiana.

 

Si tratta di un mare magnum di cifre, che pesano come un macigno sulle casse dello Stato, per un totale di 24-25 miliardi di euro all’anno, cioè circa l’1,5% del Pil italiano, oltre un quarto del deficit pubblico nazionale. Le schede create da Jacoella, ricavate da fonti ufficiali, ma anche dai principali quotidiani e settimanali, il sito web dei Radicali e alcuni blog su Internet, sono nel complesso circa 600 e contengono davvero di tutto e di più: dalle spese pazze per pagare una pletora di funzionari politici, sino ai costi per mantenere una flotta sconfinata di 90 mila auto blu. Certo, in qualsiasi Paese democratico dove le istituzioni sono (o dovrebbero essere) al servizio dei cittadini, la politica ha inevitabilmente i suoi costi. Ma ciò che colpisce particolarmente, leggendo le schede di Camera Leaks, è il confronto tra il nostro Paese e le altre nazioni occidentali.

 

Da nessuna parte i costi della politica sembrano raggiungere le vette toccate in Italia. A Sud delle Alpi, ad esempio, lo stipendio di un deputato o di un senatore (comprese diarie e rimborsi-spese) sfiora i 16 mila euro mensili, circa il 40-50% in più rispetto a Francia, Germania e Stati Uniti. La musica non cambia se si prendono in esame le retribuzioni dei parlamentari europei. A Strasburgo e a Bruxelles un deputato italiano guadagna oltre 144 mila euro all’anno, contro i 100 mila circa di un collega austriaco, gli 80-85 mila dei tedeschi, dei britannici, degli irlandesi e degli olandesi, i quasi 63 mila dei francesi e i 35 mila dei parlamentari spagnoli. Per non parlare dei deputati europei dell’Est come i polacchi e gli ungheresi che percepiscono, rispettivamente, un’indennità di circa 7 mila e 9 mila euro all’anno. Nel lungo elenco dei costi della politica, poi, ci sono anche le spese faraoniche dei palazzi del potere. Camera Leaks non risparmia neppure un simbolo indiscusso dell’unità nazionale e delle istituzioni democratiche, cioè il Quirinale. Ogni anno, la Presidenza della Repubblica Italiana costa ai contribuenti ben 247,6 milioni di euro, contro i 187 milioni dell’Eliseo di Parigi, gli 87 milioni di Buckingham Palace a Londra e gli appena 37 milioni dei palazzi reali spagnoli. Molti soldi del Quirinale servono a pagare ben 2.881 dipendenti (compresi quelli nelle sedi distaccate o con un contratto a termine), tra cui figurano 274 corazzieri e oltre 500 agenti tra poliziotti, carabinieri, militari della Guardia di Finanza e vigili urbani. Senza dimenticare il personale di servizio, che annovera 11 cuochi, più di 100 addetti alla cura dei giardini e del patrimonio forestale, sei restauratrici degli arazzi, altrettanti tappezzieri, 45 autisti, 14 addetti alla corrispondenza, due orologiai, due doratori e tre ebanisti. Ancor più dispendioso del Quirinale è il palazzo di Montecitorio, sede della Camera dove, per pagare 1.879 dipendenti, vanno via ogni anno 370 milioni di euro, somma superiore al fatturato di una media società quotata alla Borsa di Milano. Secondo le stime più accreditate, nel nostro Paese le persone che vivono grazie alla politica, direttamente o indirettamente, sono circa 1,3 milioni, tra parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, membri dei cda degli enti pubblici e consulenti di vario tipo pagati dallo Stato per prestazioni professionali, spesso ottenute grazie a preziose entrature nei palazzi del potere. È una casta che pesa sulle tasche di ogni contribuente per una media di 400 euro ogni 12 mesi ma che, nei prossimi anni, potrebbe cadere finalmente sotto la scure dei tagli, imposti dall’ultima manovra economica.

Per salvare i conti pubblici dell’Italia, da luglio bersagliata dalla speculazione finanziaria, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha deciso infatti di dare un giro di vite anche alle spese per il mantenimento della classe politica. Peccato, però, che l’entità dei tagli, secondo le stime elaborate dal Sole 24Ore , sia ancora abbastanza modesta: nell’ordine di appena un centinaio di milioni di euro, ovvero il 5 per mille del totale. Senza contare, poi, che le misure in programma con l’ultima legge di bilancio non entreranno in vigore subito, bensì soltanto dalla prossima legislatura. Nello specifico, il governo prevede una riduzione delle indennità spettanti ai deputati e ai senatori, che verranno determinate in futuro in base alla media delle retribuzioni percepite dai loro colleghi europei. Con questo nuovo sistema di calcolo, è probabile che vi sia un taglio netto dei compensi di almeno il 50%, anche se molte importanti voci di spesa verranno toccate solo marginalmente. È il caso, per esempio, dei rimborsi elettorali destinati ai partiti che verranno limati di un risicato 10%, o delle pensioni che spettano ai parlamentari delle passate legislature, oggi non più in carica. Chi ha alle spalle un’esperienza da deputato o senatore, per chi non lo sapesse, matura infatti il diritto a percepire un vitalizio durante la terza età (che scatta in genere dopo i 60 o 65 anni) anche se ha svolto un solo mandato e varia tra il 20% e il 60% dei compensi percepiti durante la carriera parlamentare. Ebbene, nella manovra economica non è previsto per ora nemmeno un euro di tagli per questi generosi vitalizi, di cui oggi beneficiano già più di 2.200 ex-parlamentari, per una spesa di circa 218 milioni di euro all’anno. Per quel che riguarda invece i bilanci degli enti locali (che costano allo Stato almeno 3,2 miliardi di euro ogni 12 mesi) le forbici di Tremonti hanno oggi un raggio d’azione limitato. Già dal 2010 era previsto un taglio del 20% al numero di assessori comunali e provinciali, ma il decreto attuativo non è ancora arrivato definitivamente in porto. Per le Regioni, invece, non va dimenticato che in base alla Costituzione godono di un’autonomia statutaria, che impedisce al governo centrale di dettare regole ferree sul fronte delle indennità spettanti ai consiglieri e agli amministratori. Una spiraglio per vedere un giro di vite anche su questo fronte, però, rimane ancora aperto: i compensi percepiti dai consiglieri regionali sono indicizzati agli stipendi dei deputati e dei senatori. Dunque, anche per questa categoria di indennità dovrebbero esserci dei tagli attorno al 50% a partire dal 2013.

L’indignazione anche su Facebook
Che l’argomento sia scottante e molto sentito dai cittadini è indubbio. Ne è la prova il caso del “precario di Montecitorio” le cui rivelazioni, iniziate il 16 luglio scorso, in pochi giorni avevano conquistato 300 mila “Mi piace” su Facebook. Licenziato dopo 15 anni di precariato nel palazzo, il “vendicatore”, che si fa chiamare Spider Truman, ha deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta. Con tanto di foto dei documenti citati nei post sul social network. Anche se non convince l’anonimato del precario, si è assistito a un vero e proprio passaparola digitale. E l’indignazione dei cittadini iscritti alla pagina sembra destinata a crescere.