Google starebbe testando un software per sfruttare i suoi servizi di localizzazione, caricati negli smartphone e tablet, al fine di verificare la relazione tra le attività online e quelle della vita reale degli utenti. Lo scopo di Google, secondo quanto riportato dal sito newyorkese Digiday , sarebbe quello di dare uno strumento di feedback ai suoi inserzionisti sfruttando i dati di geolocalizzazione dei dispositivi per verificare se un dato utente che ha visualizzato una determinata pubblicità di un retail sui suoi siti successivamente si reca nei punti vendita indicati nell’annuncio. Digiday riporta la dichiarazione di Dan Auerbach, tecnologo della Electronic Frontier Foundation secondo cui «gli utenti potrebbero non rendersi conto che nel momento in cui si accetta che le app accedano al sistema di localizzazione del proprio mobile device si aderisca inconsapevolmente a una sorta di ‘monitoraggio’ costante», cioè anche quando non si stanno utilizzando le app (Google Mobile, Gmail, Chrome, Google Maps, ecc.). Un tracciabilità che però sembra essere ‘legittima’ poiché ‘sottointesa’ nel momento in cui un utente aderisce ai servizi di localizzazione.