giustizia lenta

La giustizia italiana è lenta, sempre più lenta. Servono 1.600 giorni per una sentenza definitiva, che spesso rasenta l'incredibile. Come la storia dell'impiegato beccato a rubare dalla cassaforte dell'ufficio postale, ma reintegrato perché le Poste non lo avevano licenziato subito . E ce ne sarebbero infinite di storie così, che allontanano la nostra giustizia non solo dalla logica, ma soprattutto dagli standard dei nostri concorrenti europei. Tanto che la lentezza (e insicurezza) della legge è uno degli aspetti che allontanano gli investimenti esteri. Mentre il nuovo Codice Antimafia , che accomuna corrotti e mafiosi nella possibilità di vedersi sequestrati i conti correnti aziendali, non promette niente di buono.

Giustizia lenta, sempre più lenta. E l'economia piange...

Tra i tanti casi citati da un'inchiesta dell'Espresso , fa scalpore il caso della cosiddetta lista Falciani: un elenco sottratto da un ex dipendente oltre 100 mila soggetti, tra cui 7.499 italiani, che avevano decine di miliardi in una banca svizzera, quasi mai dichiarati. In Germania, Francia e altri Paesi sono piovute condanne e risarcimenti, mentre in Italia i giudici tributari hanno scelto strade diverse e complicate portando praticamente a un nulla di fatto dopo anni di processi. 

«Si continua a intervenire sull’offerta di giustizia, sulle regole dei procedimenti e sulla magistratura, mentre il problema è un eccesso patologico di domanda: si fanno troppi processi solo per perdere tempo e sperare di farla franca», dice  Piercamillo Davigo, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. «Negli Stati Uniti il 90 per cento degli imputati chiede il patteggiamento prima dell’unico grado di giudizio, perché teme condanne molto più pesanti. Anche in Germania, Francia o Inghilterra la prescrizione è rarissima. In Italia siamo gli unici ad avere tre gradi di giudizio, la prescrizione più favorevole del mondo e il patteggiamento anche in appello. Il risultato è che non patteggia quasi nessuno, i giudici sono oberati di processi e troppi delinquenti restano impuniti».

Anche nel civile, servirebbero «riforme coraggiose»: «I giudici italiani decidono molti più processi dei colleghi stranieri, ma sono affogati da quattro milioni e mezzo di cause pendenti: un’enormità. Il problema è che in Italia chi sa di avere torto resiste comunque. Nei paesi dove i processi civili funzionano, c’è un automatismo: chi fa perdere tempo ai tribunali, rischia una stangata. La giustizia può avere tempi decenti se si ha il coraggio di disincentivare l’abuso dei processi», conclude l'ex membro del Pool di Mani Pulite. Ma chi ha voglia di farlo davvero?