Il mondo delle scommesse sta (purtroppo) conquistando i giovani. Stando infatti alle rilevazioni l’osservatorio Young Millennials Monitor del centro di studi economici di Bologna Nomisma, più di un ragazzo su due (54%), dall’età compresa tra i 19 e i 24 anni, ha scommesso nel corso dell’ultimo anno scolastico. Tradotto in numeri: 1,3 milioni di ragazzi si danno al gioco d’azzardo. Di questi, tra l’altro, il 10% è un frequent player, ossia gioca almeno una volta a settimana. La puntata media è di 4,6 euro a settimana che, su base annua, fanno poco meno di 250 euro. «I ragazzi spendono in media 4,6 euro a settimana per giocare. Può sembrare una cifra bassa, ma bisogna considerare che possono disporre in media di una ventina di euro alla settimana, quindi si tratta di una cifra comunque significativa», spiega la coordinatrice della ricerca, Silvia Zucconi, alla presentazione dell'indagine. L

a tendenza è diffusa soprattutto al Sud, dove il 64% dei ragazzi intervistati dichiara di aver scommesso. Nel Nord la percentuale è inferiore, ma resta comunque alta: 43%. Il profilo del giovane giocatore tipo è: maschio, meridionale, iscritto a un istituto tecnico e con alle spalle una famiglia di giocatori. Spesso risulta anche scarso in matematica: una lacuna che non permette di rendersi conto di quanto le vincite siano, in realtà, improbabili… Tra i giochi più popolari svetta il Gratta e vinci, usato dal 38% dei ragazzi, seguito dalle scommesse sportive in agenzia (25%) e i giochi di abilità on line (20%). Non mancano gli aspetti patologici: il 29% del campione ha nascosto o minimizzato le proprie abitudini di gioco ai genitori, il 4% ha trascurato la scuola per giocare, il 7% si è ritrovato a litigare con familiari e amici o ad avere problemi a scuola.«Chiamiamo la dipendenza con il proprio nome: gioco d’azzardo patologico e non ludopatia», commenta Emilia de Biase, presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, «si tratta di una dipendenza e va curata con protocolli che devono prevedere servizi nei presidi sanitari, a partire dai Serd».